Giovedì, 09 Aprile 2020
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LA STORIA

Dalla Libia a Messina, ecco Boyka: il migrante sopravvissuto all'inferno che sogna di diventare scrittore

di
Lacrime di Tristezza, migrante, Messina, Sicilia, Società
Boyka

«La vita può cambiare in un battito di ciglia. Ero un bambino che alternava momenti di felicità ad attimi di tristezza. Quando andavo a scuola vedevo i miei coetanei che indossavano vestiti sporchi e camminavano senza scarpe. Chiedevo a mio padre il perché e lui mi spiegava che non tutti nascono ricchi». Ai fogli bianchi, numerati a penna, con la speranza che prendano la forma di un libro dal titolo "Lacrime di Tristezza", ha deciso di affidare il suo vissuto affinché altri sappiano quello che i suoi occhi hanno visto e non finisca tutto nell'oblio.

Boyka, il nome è di fantasia, ha 17 anni e parla tre lingue e vari dialetti africani. Diversamente dai suoi coetanei non perde tempo sui social, ma legge e studia avidamente per imparare bene la nostra lingua. «Sono partito dal Senegal - ha raccontato il giovane - per un sacco di motivi. Mio papà era il sindaco del nostro comune, Tanaff, mi raccomandava sempre di studiare e diceva che non dovevo dimenticarmi di tutti coloro che non avevano da mangiare. Un giorno però è morto e il mondo mi è crollato addosso. E purtroppo, un anno dopo mia madre si è ammalata di cancro e mia nonna ha venduto tutto quello che aveva lasciato mio papà per tentare di curarla. Ma è stato tutto inutile perché mi ha lasciato anche lei».

Il ragazzo era il più bravo della scuola ma quando è rimasto orfano ha salutato sua nonna, quasi ottuagenaria, e le ha detto che doveva andare via per trovare tranquillità : «Ho fatto il pescatore per mettere da parte i soldi del viaggio. Ho attraversato Mali, Burkina Faso e Niger e poi infine sono arrivato in Libia ». Un viaggio tortuoso in cui ha dovuto lavorare per andare avanti che è inizialmente finito in un carcere libico: «Il primo giorno che sono entrato in prigione ho visto assiepate più di mille persone magrissime a cause delle torture a cui erano sottoposte. Ho visto anche i cadaveri che i carcerieri mettevamo in un sacco e buttavano nel deserto».

Un giorno però il ragazzino ha trovato la forza di scappare da quell'inferno e dopo poco ha trovato la salvezza: «Ho fatto il muratore per guadagnare i soldi della partenza. Un martedì siamo partiti per l'Italia su un barcone nuovo. E quando eravamo in navigazione una nave ci ha salvati gettandoci dei salvagenti rossi. La navigazione è durata altri 3 giorni e poi finalmente siamo arrivati a Messina». Boyka ringrazia il nostro Paese per avergli salvato la vita e sogna di diventare un grande scrittore : «Messina è il posto che ho conosciuto meglio e ringrazio le persone con le quali ho vissuto un periodo importante per la mia crescita».

L'articolo completo sulla Gazzetta del Sud - edizione di Messina in edicola. 

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