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IL CASO

Messina, quel debito con l'Ato che mette a rischio le casse del Comune. "Transazione inesistente"

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Lunedì prossimo in commissione Bilancio verranno ascoltati il sindaco Federico Basile, la segretaria generale Rossana Carrubba, il direttore generale Salvo Puccio, il ragioniere generale Antonino Cama, il collegio dei revisori dei conti del Comune, il liquidatore dell’Ato3 Antonio Liotta. Un’audizione che ruoterà attorno alla nota del 29 dicembre scorso con cui il liquidatore dell’Ato3 sostiene che il piano di riequilibrio di Palazzo Zanca potrebbe essere inficiato, a causa della rimodulazione del luglio 2022 in cui è stato eliminato il debito di oltre 15 milioni che il Comune ha nei confronti dell’Ato stessa, e che era stato calcolato nel Riequilibrio fino alla versione del 2018. Una nota inviata non solo al Comune, ma anche a Corte dei Conti e Procura.
A chiedere la convocazione di tutti i soggetti interessati sono stati i consiglieri comunali del Pd, Felice Calabrò e Antonella Russo, che stamattina hanno spiegato il perché in una conferenza stampa. “Questa nota - ha attaccato Calabrò - con tutto ciò che comporta per il futuro economico-finanziario del Comune, può essere devastante. Per noi lo è già sotto il profilo della credibilità, perché non si possono sostenere cose non suffragate da atti”. Il riferimento è anche al fatto che Calabrò e Russo, a luglio scorso, presentarono un emendamento per non eliminare quel debito dal Piano, emendamento bocciato dall’Aula anche per i pareri contrari di revisori e ragioniere generale. “I consiglieri devono essere tutelati da chi ha le competenze. Nel piano rimodulato invece - ha sottolineato Calabrò - si sostiene che ci sia stato un abbattimento del debito, tramite una transazione, che invece non c’è mai stata, sostiene il liquidatore”.

E Russo ha ribadito i dubbi sollevati nel luglio scorso, quando il liquidatore dell’Ato3 mise in guardia i consiglieri comunali sui rischi legati all’eliminazione di quel debito: “Un debito che era stato riconosciuto nel 2017 e poi revocato nel 2019, ma che doveva essere considerato quantomeno come potenziale. Il divieto di soccorso finanziario, a cui ha fatto riferimento chi ha rilasciato i pareri, non c’entra nulla”. La preoccupazione nasce dal fatto che “dobbiamo dare risposte certe alla Corte dei Conti”. Risposte che dovranno essere inviate entro il 15 febbraio e dalle quali dipende il destino del piano di riequilibrio e, quindi, delle casse di Palazzo Zanca.

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