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CRISI

Messina, cosa farà il sindaco De Luca? Tante cose sfuggono

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Ci sfuggono molte cose. Ce l’avete presente la “maionese impazzita”? Quando i vari ingredienti non legano tra loro e si formano dei grumi, quello è il momento in cui si dice che la maionese “impazzisca”. Bene, questo è uno di quei momenti e la politica, a tutti i livelli, sembra davvero una “maionese impazzita”. Una crisi di governo nel bel mezzo della peggiore pandemia degli ultimi cento anni, il sindaco di una delle principali città d’Italia che si dimette per alcune ragioni evidenti, per altre molto meno chiare. E a Messina e ai messinesi cosa resta? L’interruzione traumatica di un mandato, i costi e il caos di una nuova infuocata campagna elettorale, l’arrivo di un funzionario regionale (quanto è vero il detto “meglio il peggior sindaco del miglior commissario”...). Insomma, solo macerie.
Comprendiamo alcune cose del ragionamento complessivo del sindaco. De Luca (peggio ancora di quel che capitò ad Accorinti) è arrivato da solo a Palazzo Zanca, con un’assemblea civica composta interamente da consiglieri eletti nelle liste dei candidati avversari. Da quel preciso momento, cioè dall’inizio del mandato, ha dovuto, ora blandendo alcuni consiglieri ora sferzandoli andando molto oltre le righe del “bon ton”, instaurare un rapporto comunque “innaturale”.

Tanto è vero che quando il Consiglio ha votato i suoi atti, è stato definito “acquiescente”, “supino” ai voleri del sindaco “despota”. Quando, invece, ha fatto prevalere logiche (comprensibili) di schieramento, fatte di valutazioni politiche profondamente diverse rispetto a quelle dell’Amministrazione, come è accaduto anche ieri, tutto si è ribaltato: il Consiglio è apparso come il paladino della libertà e quel sindaco si è trasformato nel bersaglio più facile, “brutto, sporco e cattivo” mentre tutti gli altri sono belli, puliti e buoni. E non è così. Perché le storture della gestione dell’emergenza sanitaria a Messina le ha denunciate con più forza De Luca rispetto a chiunque altro. E perché su diversi versanti amministrativi la sua Giunta qualcosa di buono l’ha anche fatta, lasciando da parte urla, pernacchie e contumelie varie (ingiustificabili).
Ma allora torniamo in cucina, alla “maionese impazzita”. Con le sue dimissioni il sindaco, in fondo, non fa che un favore al suo peggior “nemico”: il presidente Musumeci, visto che sarà lui a mandare un uomo di fiducia, tra i dirigenti regionali, per accompagnare la città al voto e gestire questa fase, ancora drammatica, dell’emergenza pandemica. Ci sfugge qualcosa, il senso stesso di tutto ciò che sta accadendo. O c’è dell’altro?

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