Sabato, 16 Gennaio 2021
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LASCIANO GRASSO E BANDIERA

Regione Sicilia, Scilla e Zambuto nuovi assessori. Nessuna donna in giunta

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L'ormai ex assessore alle Autonomie Locali è stata nel frattempo nominata coordinatrice provinciale di Forza Italia

Doveva essere un’operazione indolore, dopo la strada spianata dal governatore Musumeci al rimpasto in giunta imposto da Gianfranco Miccichè. Una “staffetta” senza strappi tra i due assessori di Forza Italia, Bernadette Grasso ed Edy Bandiera che lasceranno il posto ad altrettanti esponenti “azzurri” scelti dal presidente dell’Ars per estendere la “rappresentanza territoriale” nel governo regionale. Qualcosa si era inceppato e solo nelle ultime Forza Italia avrebbe chiuso il cerchio. Ieri nel corso della riunione della giunta i due uscenti hanno consegnato le chiavi dei loro assessorati al governatore Musumeci. Dimissioni che saranno protocollate non appena il governatore avrà incasellato i due nomi che Forza Italia, cioè Miccichè, indicherà per formalizzare il passaggio di consegne. Ad entrare sono gli “azzurri” di Trapani e Agrigento: Toni Scilla, imprenditore di Mazara del Vallo e commissario provinciale del partito a Trapani; Marco Zambuto, ex sindaco di Agrigento. In una prima fase si era ventilato l’ingresso di Maria Antonietta Testone, ex assessore comunale a Sciacca, coordinatrice regionale delle donne in Forza Italia. Musumeci voleva almeno mantenere una bandierina “rosa”, visto che Bernadette Grasso era l’unica donna in giunta. Alla fine ha ceduto.
Intanto Bernadette Grasso ha già avuto la sua “buonuscita” politica: è stata scelta per guidare Forza Italia nella provincia di Messina.
Ma i fermenti e le tensioni fanno salire la temperature anche tra i deputati dei Cinquestelle all’Ars. Volano accuse di sessismo dopo la scelta del nuovo capogruppo all’Assemblea regionale. La reazione indignata è dalla parlamentare Jose Marano, che commenta così l’elezione di Giovanni Di Caro alla guida del gruppo a Palazzo dei Normanni: «Gli elettori siciliani del M5S nel 2017 hanno scelto con il loro voto otto parlamentari regionali donne e dodici uomini. Il Movimento 5 Stelle è il gruppo parlamentare che ha eletto più donne all’Ars, ma allo stesso tempo queste vengono umiliate nel loro ruolo e nella loro dignità. Infatti non vengono mai scelto per ricoprire ruoli chiave. Dopo la parantesi della mia collega Valentina Zafarana come capogruppo (la cui gestione ritengo sia stata la migliore di questi anni), è toccato poi a Francesco Cappello, Giorgio Pasqua e ora Giovanni Di Caro. Ciò avviene nonostante l’impegno preso dal gruppo parlamentare dopo l’elezione di Giorgio Pasqua. In quella occasione era stato infatti deciso che il prossimo capogruppo sarebbe stata una donna al primo mandato. Evidentemente al maschietto alfa di turno la cosa non andava bene».
Marano insiste: «Io non denuncio per le pari opportunità ma per le pari dignità – attacca –. Da anni porto avanti battaglie per la piena parità, durante questa legislatura ho presentato un disegno di legge per la parità salariale. È un paradosso per me inaccettabile». La replica del gruppo M5s non si è fatta attendere: «Arrivare a ipotizzare ragioni sessiste alla base della nomina a capogruppo è assolutamente distante anni luce dal nostro modus operandi».

Cigl: atto becero escludere donne

All'attacco anche la Cgil: «Dopo non avere fatto niente per promuovere l’occupazione femminile e per un welfare che rispondesse ai bisogni e garantisse i diritti di cittadinanza delle donne, il governo Musumeci si appresta ora a varare una Giunta regionale tutta al maschile. Un atto becero che segnerebbe la conferma di un esecutivo per il quale la parità di genere e i diritti delle donne vengono all’ultimo posto e sono perloppiù solo vuoti titoli». Lo dice Mimma Argurio, segretaria regionale Cgil, in riferimento al prossimo rimpasto di governo che escluderebbe dalla Giunta le donne. «Ci sono atti - aggiunge Argurio - che sono più che simboli: una Giunta regionale che già contava una sola donna, senza rappresentanza femminile potrà solo esacerbare il suo tratto maschilista, impedendo ancora una volta alle donne di dare il loro contributo alla ripresa della Sicilia e di potere dispiegare le loro potenzialità affermando i diritti di tutte le donne».

 

 

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