Martedì, 20 Ottobre 2020
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LA RIPARTENZA

La Fase 2 e l'economia messinese, Mastroeni (Cgil): "Serve nuovo piano di sviluppo territoriale"

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Giovanni Mastroeni

L’ennesimo grido d’allarme per una crisi strutturale che ha travolto i nostri territori e i tessuti economici. Una crisi che non ha bisogno delle “solite” misure ma necessita di interventi massicci di liquidità, oltre ad una progettualità molto diversa dal solito. Questa volta è il segretario generale della Cgil di Messina, Giovanni Mastroeni, che getta il sasso nello “stagno della stagnazione”. Ieri mattina Mastroeni ha affrontato con tutto l’esecutivo provinciale del sindacato la fase che vive il territorio messinese e il Paese dopo il blocco totale delle attività negli ultimi mesi e la ripresa quasi totale.

E intanto, per la Cgil «tale ripresa delle attività di lavoro deve assolutamente rispettare l’attuazione dei due protocolli di sicurezza nei luoghi lavoro sottoscritti dal Governo nazionale, sindacati, datori di lavoro». Il segretario della Cgil evidenzia come “«importante nella nostra realtà è stato il lavoro svolto dalla cabina di regia che la Prefettura di Messina ha istituito e le video conferenze tenute».

«L’emergenza sanitaria – fa presente Mastroeni nell’analisi socioeconomica –, ha fatto emergere tutte le fragilità e le disuguaglianze che si sono accumulate negli anni. La stessa si è intrecciata con l’emergenza sociale e ambientale. All’avvio di questa nuova fase è responsabilità di tutta la classe dirigente italiana di ripensare un nuovo modello sociale e di sviluppo».

E il futuro? «La Cgil Sicilia – aggiunge –, il 13 maggio ha presentato il Piano del lavoro, un progetto di rilancio mettendo l’accento sulla necessità di mettere in atto tutte le iniziative utili a garantire la sicurezza sanitaria e di gettare le basi per una rinascita. Dopo la pandemia la situazione è ancora più critica e bisogna intervenire subito per ridare speranze al mondo del lavoro, ai giovani, alle donne. Secondo la Cgil – sottolinea Mastroeni –, fondamentale diventa investire sul lavoro pubblico, sul servizio sanitario nazionale, sulla presenza nel territorio della sanità pubblica e dell’assistenza socio-sanitaria».

Un altro tema importante: «Centrale diventa la riorganizzazione delle scuole, non è solo un fatto fisico, ma nell’era digitale serve una cultura flessibile capace di gestire complessità e differenze. Va rafforzata la formazione permanente. I 55 miliardi contenuti nel decreto rilancio del 14 maggio danno delle risposte positive a lavoratori e imprese anche se la gravità della situazione ne richiedeva di più. Si tratta comunque di evitare i ritardi che si sono registrati con il precedente decreto e quindi bisogna operare per fare arrivare i soldi nel più breve tempo possibile a lavoratori, disoccupati, cittadini e al mondo delle imprese».

«La situazione della nostra provincia oggi – sottolinea Mastroeni –, è estremamente drammatica con interi settori economici in ginocchio (ristorazione, bar, parrucchieri, barbieri, estetisti, negozi, il sistema commerciale, artigianale, etc...) e tanti lavoratori e cittadini ancora in attesa degli ammortizzatori sociali o delle altre misure di sostegno al reddito previste. Per superare questo negativo e drammatico scenario che vive la provincia di Messina, accanto agli interventi economici previsti dal decreto rilancio del 14 maggio va avviato immediatamente un percorso di coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali, politici, sociali, culturali e professionali, per disegnare una fase nuova dove si affrontino le vecchie emergenze e le nuove emerse e accentuate con l’epidemia esplosa. Non è più possibile rinviare quindi l’avvio di un nuovo piano di sviluppo della provincia di Messina, partendo da un’attenta analisi delle caratteristiche presenti nel nostro territorio».

Un passaggio sulle risorse: «Le risorse necessarie per i progetti di sviluppo vanno ricercate attraverso l’utilizzo del nuovo Piano per il Sud presentato dal Governo nazionale laddove viene previsto l’utilizzo del 34% delle risorse del bilancio ordinario dello Stato da investire nelle aree del Mezzogiorno. Ricordo a tutti – osserva Mastroeni –, che dal 2000 al 2017 le regioni del Sud hanno perso circa 870 miliardi. Oltre tutti i fondi europei della programmazione 2021-2027 e le ingenti risorse previste nel varo del recovery fund votato dal Parlamento europeo lo scorso 15 maggio. Centrale diventa quindi per intercettare queste risorse una vera e nuova progettualità che fino ad oggi è mancata».

Il segretario della Cgil prosegue poi con i punti cardine per lo sviluppo dell’area metropolitana messinese e con gli interventi da attuare: «sviluppo infrastrutture (portuali, ferroviarie, viarie, autostradali); realizzazione di progetti di crescita che può sviluppare la nuova Autorità di sistema portuale dello Stretto finalmente diventata operativa con la battaglia principale che è il riconoscimento del “porto core”; realizzazione immediata così come il Governo nazionale per bocca del ministro Provenzano ha annunciato dell’accelerazione e realizzazione con l’entrata a regime delle Zone economiche speciali con i progetti di sviluppo di nuovi insediamenti previsti specie nel settore agroalimentare; una nuova visione dello sviluppo delle politiche industriali che coniughi ambiente e sviluppo in una dimensione diversa e che veda la difesa del grande insediamento industriale rappresentato dalla Raffineria di Milazzo; lo sblocco di tutte le opere pubbliche cantierabili (di tutti gli enti) velocizzando le procedure e utilizzando modelli come quello che si è messo in campo per la realizzazione del ponte Morandi a Genova; l’avvio di una diversa politica dello sviluppo del turismo che con i suoi oltre 21mila lavoratori rappresenta uno dei settori di maggior peso economico».

Ed ancora: «Va previsto alla fine dell’attività lavorativa che per quest’anno sarà più breve un intervento di cassa integrazione in deroga per gli stessi lavoratori. La pandemia ha creato in questo settore una gravissima crisi nel polo turistico di Taormina e in quello delle Eolie. Si tratta di utilizzare gli interventi previsti nell’ultimo decreto nazionale di rilancio per sostenere il settore con aiuti a fondo perduto, bonus vacanze, piani di sviluppo legati alla destagionalizzazione del settore oltre la necessità del congelamento e del rinvio di tutta la tassazione a carico delle aziende del settore con l’auspicio, viste le caratteristiche del nostro turismo, che il 3 giugno con le aperture dentro la comunità europea dei confini si possa riportare il turismo internazionale nel nostro territorio; una diversa politica di intervento per le fasce più fragili a partire dagli anziani».

Il ruolo del settore pubblico: «È altresì necessario che le amministrazioni e i consigli comunali di tutte le municipalità della provincia realizzino in questa fase l’esenzione dei tributi (tari e tassa di occupazione suolo pubblico) per venire incontro alle esigenze delle attività economiche colpite dagli effetti della pandemia».

«Si deve mettere in campo uno sforzo straordinario – sottolinea Mastroeni –, per dare risposte di lavoro ai tanti giovani ed evitare che gli stessi continuino a lasciare il nostro territorio. La Cgil lanciò un appello il 17 settembre scorso con la presenza del segretario Landini e dopo questa gravissima pandemia non è più rinviabile l’avvio di una fase di impegno straordinario che veda il massimo di unità e coesione».

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