Lunedì, 17 Febbraio 2020
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Messina e Sanremo, tutti al Festival della politica: Palazzo Zanca come l'Ariston

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Cosa c'è di più lungo di una di quelle maratone in consiglio comunale che tanto piacciono al sindaco De Luca? Lo abbiamo scoperto la settimana scorsa: il Festival di Sanremo. Dal tormentone “Cambio di passo” al tormentone del “passo indietro”, del resto, è un attimo. Finito il Festival, chi se li ricorda più?

Il De Luca sanremese potremmo immaginarlo come una sorta di incrocio tra Amadeus (per i tempi lunghi), Fiorello (per l'imprevedibilità), Tiziano Ferro (se non canto quando dico io faccio i capricci) e Morgan/Bugo (ti faccio vedere io chi comanda/me ne vado dal palco).

E se Palazzo Zanca fosse l'Ariston non ci sorprenderemmo nel vedere il vicesindaco Mondello e l'assessore Previti indossare i panni dei “Pinguini” e cantare che «in un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr». Per la serie, voi prendetevi i riflettori che noi badiamo a far girare la musica. Del resto quando si pensa a qualcuno degli assessori, come Enzo Trimarchi, il “Dov'è” ripetuto da “Le Vibrazioni” rischia di essere un ritornello senza risposte soddisfacenti.

Sarebbe curioso anche capire a quanti «dittatori in testa e partigiani dentro al cuore» il buon Gabbani dedicherebbe la sua “Viceversa”, per poi non stupirsi nello scoprire che non sarebbero pochi. E se da una parte qualcuno non si rassegna a non mostrarsi “Rosso di rabbia” (sembra già di vederlo, Michele Barresi della Uil, nei panni di Anastasio), dall'altra c'è chi, come Clara Crocè/Tosca, a questo sindaco canterebbe: “Ho amato tutto”.

E il consiglio comunale? La Rita Pavone dell'Aula, Giovanna Crifò, mostra più “Resilienza” di qualunque altro politicante di casa nostra, mentre nel Pd giocano a interpretare i “Ricchi e poveri”: litigi, reunion e qualcuno finisce pure per cantare in playback. Dopo mesi da separati in casa, invece, i Pentastellati hanno fatto un po' come Bugo e Morgan. Il rischio, però, è che al Festival della politica, al prossimo giro, vengano esclusi.

«Tu vuoi nemici, sempre», canterebbe Rancore al sindaco, ne siamo certi, in uno dei suoi comizi fiume contro tutto e tutti. Ma se il Festival e la politica hanno davvero qualcosa in comune, è che il solo tele-voto non basta. Perché troppo spesso c'è tanta musica ma... «il resto scompare».

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