Mercoledì, 26 Settembre 2018
MESSINA

Confronto civile? Sì... nelle aule del Tribunale

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Confronto civile? Sì... nelle aule del Tribunale

Alcuni l’hanno definita la peggiore campagna elettorale. Altri pensano sia la più vivace e appassionante. I messinesi si sono certamente coinvolti forse ancor più che nelle precedenti Amministrative, e lo testimoniano sia i discorsi da bar sia le discussioni all’interno di ciascuna famiglia sia la valanga infinita di “post” che inondano i social, come mai accaduto in passato. Un dato è certo: in questa campagna elettorale molti hanno oltrepassato il limite del civile confronto e, infatti, mai era successo che tra i vari candidati il dibattito politico finisse a colpi di insulti e di querele. Virulento è lo scontro tra Cateno De Luca e Gaetano Sciacca.

Cateno De Luca

Il deputato all’Ars ha reso noto di aver presentato un’interrogazione sui compensi ricevuti dal candidato sindaco dei 5Stelle all’epoca del suo incarico di ingegnere capo del Genio civile, subito dopo l’alluvione di Giampilieri e Scaletta del 2009. Nell’atto parlamentare De Luca chiede di sapere se «l’ing. Sciacca abbia reiteramente perpetrato gravissime violazioni di leggi e regolamenti, percependo somme non interamente dovute»; di conoscere «le ragioni del gravissimo ritardo del Dipartimento competente che, a distanza di tre anni, non ha ancora concluso l’istruttoria, rallentando il recupero di somme dovute per gli incarichi aggiuntivi dell’ing. Sciacca»; di sapere se il Governo regionale intenda o meno interessare le autorità giudiziarie sulla vicenda. De Luca fa riferimento alla relazione svolta dal successore di Sciacca alla guida del Genio civile, l’ing. Leonardo Santoro, e vuol sapere se ci siano state violazioni al «divieto di non superare tre incarichi aggiuntivi», visto che «l’ing. Sciacca si è assegnato dal 2010 l’incarico di Rup in relazione a 34 opere pubbliche».

Gaetano Sciacca

Durissima la replica di Sciacca: «Il deputato regionale Cateno De Luca continua la sua campagna diffamatoria. Probabilmente ha confuso la città di Messina con un ovile e non riesce a discernere fra un confronto civile e una faida fra clan. Dopo aver fatto ridere l’intera città con le proposte deliranti contenute nel suo programma, prosegue imperterrito con la sua campagna di denigrazione verso tutti gli altri contendenti. Ricordiamo a chi non lo sapesse che il folcloristico personaggio, famoso per i suoi siparietti da avanspettacolo in mutande o con le pecore, è stato condannato nel 2017 dalla Corte dei Conti per danno erariale e deve rimborsare più di 13.000 euro per spese di alberghi e altri acquisti per la sua segreteria politica. Malgrado la sua stravagante interpretazione delle carte processuali, il Tribunale di Messina ha accertato a suo carico, in primo grado, i reati di falso, induzione indebita e abuso edilizio per le costruzioni realizzate con il contratto di quartiere di Fiumedinisi: reati dichiarati prescritti solo per il superamento dei limiti di legge. Ricordiamo inoltre che la procura di Messina ha presentato ricorso contro la sentenza di primo grado che ha assolto Cateno De Luca da due degli otto capi di imputazione per i quali era sotto processo: fatti che per l’accusa configurano appieno gli abusi commessi da sindaco di Fiumedinisi. Basta leggere la sentenza per capire come De Luca, quando era sindaco di Fiumedinisi, minacciava i suoi concittadini per piegarli agli interessi suoi e della sua famiglia. Al di là di ovvie considerazioni etiche, il gravissimo rischio che la città corre è quello di eleggere un sindaco esposto alla decadenza nel caso di condanna. Accetto ben volentieri la sua richiesta di un confronto. Non si terrà però in piazza, con dinamiche da Far West care a De Luca, ma nelle aule di un Tribunale. Gli concedo anche il vantaggio di giocare “in casa”, in un luogo che suo malgrado conosce molto bene».

Accorinti e Santisi

L’altro fronte rovente è quello dei migranti e delle politiche di accoglienza. Dopo l’affondo di Dino Bramanti, la replica di Renato Accorinti, la controreplica del candidato del Centrodestra, arriva l’ulteriore risposta del sindaco uscente e dell’assessora Nina Santisi: «Cercheremo di scorgere qualche argomento, non necessariamente valido, in mezzo alla “fuffa” con la quale il candidato a sindaco prof. Bramanti, o meglio chi gli scrive i comunicati visto che cita ad esempio un confronto con le associazioni, svoltosi il 31 maggio nella sala Fasola, alla quale lui non ha partecipato delegando l’assessoredesignato alla legalità e alla sicu rezza e dimostrando quindi quale sia la sua visione, ha commentato la replica alle sue accuse che tradiscono una scarsa conoscenza della tematica. Al di là del becero compiacimento nel citare il caso di un singolo minore che, evidentemente emozionato, non sarà riuscito ad esprimersi correttamente in italiano, facciamo notare al prof. Bramanti, o meglio a chi gli scrive i comunicati, che ci sono decine di esempi di migranti minori così ben integrati da avere voti scolastici più alti di alcuni compagni di classe messinesi. Sì, perché a Messina grazie al sistema Sprar, che è preso a modello anche in altre realtà italiane ed europee, vengono effettuati percorsi di autonomia anche quando il periodo di prima accoglienza supera i trenta giorni, e questo accade perché non ci sono posti in seconda accoglienza. Messina è una delle città con il minor numero di reati commessi da stranieri in assoluto. La verità è che il prof. Bramanti, o meglio chi gli scrive i comunicati, fa campagna elettorale facendo leva sulla “paura dell’uomo nero”, curiosamente ricordandosi del problema dell’accoglienza giusto il giorno prima dell’annunciata, e poi saltata, visita a Messina del neo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, quello delle “ruspe” e del “la pacchia è finita”...».

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