Martedì, 16 Agosto 2022
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DI MARIA MASCALI

Messina: la morte del neonato sulla A20, sacrificato sulla "strada" dei tagli

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In un mondo migliore non sarebbe accaduto. In un mondo migliore non esisterebbero le tragedie che si possono evitare. In un mondo migliore, fatto di una sanità umana, una mamma con una gravidanza a rischio, che peraltro si trova in un luogo nel quale un ospedale già c’è (e, finchè ha funzionato, Mistretta lo ha fatto benissimo, servendo una porzione di territorio tanto periferico quanto mortificato dagli accentramenti più sommari, dalle dislocazioni più selvagge. Mistretta come Sant’Agata), non dovrebbe percorrere che qualche centinaio di metri per essere assistita, lei e il suo bambino. Per non rimanere lì sulla strada dei tagli, uccisa dalla burocrazia, lei e il suo bambino.

Nel mondo che c’è, invece, in questo universo convulso governato dalla legge dei trenta denari, quella che svende diritti inalienabili in nome di doveri astrusi, che anziché quadrare i cerchi della vita li bilancia coi bilanci, baratta gli interessi primari con l’interesse dominante… accade anche quello che mai dovrebbe accadere. Succede che genitori (ma potrebbero essere donne e uomini vittime di qualsiasi emergenza) si trovino lì, spaesati come chi non ha un rifugio immediato o peggio, come chi quel posto sicuro se l’è visto negato.

Vite, non numeri. E la retorica più ovvia diventa d’improvviso la tragedia più annunciata. Magari non sarebbe cambiato nulla, magari nessun intervento avrebbe potuto salvarle quelle vite annientate nel giro di pochi chilometri. O magari sì. E tanto (tantissimo) dovrebbe bastare per rivedere, ripensare, riformulare un sistema sottosopra, con i diritti che dovrebbero stare nella testa di ciascuno calpestati dal piede di qualcuno. Una ghigliottina salda nelle mani dei "capi" e sospesa sul collo di tutti.

Ieri avremmo potuto raccontare un’altra storia. Ma oggi, ora che quel bimbo non c’è più, che una mamma lotta tra quella morte e la propria vita, che un papà sgretolato deve trovare il senso dove non c’è, che l’urgenza ha volti e nomi, la domanda s’è fatta indifferibile. E la risposta pure. Oggi, domani è già troppo tardi. Oggi è già troppo tardi.

 

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