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STORIA

La Vara di Messina, una vera e propria sceneggiatura dell’Assunzione

La chiave di lettura di Nino Principato in vista dell’edizione 2022

«La Vara rappresenta la sceneggiatura dell’Assunzione dell’Anima della Vergine in cielo, mediante un complesso apparato sviluppato a piramide e mosso da diverse figurazioni, sul tema del teatro edificante delle sacre rappresentazioni che ebbero grande diffusione dal Medio Evo in poi. Sulla piattaforma del “cippo” è rappresentata la “Dormitio Virginis” (morte della Vergine) la cui bara era contornata dai 12 apostoli secondo la disposizione canonica delle pitture bizantine». Lo scrive Nino Principato, cultore di storia patria, presentando l’edizione 2022 della processione dell’Assunta.
«Come recitano i “Tropari” della “Dormizione” (brevi inni della liturgia bizantina), la morte della Vergine promette la vita e così il suo trapasso viene definito “Dormizione immortale (Athánatos Kímisis)”. In un passo tratto dal Vangelo apocrifo attribuito a san Giovanni il Teologo, si legge: “[…] Poi i dodici apostoli composero sul letto il suo prezioso e santo corpo e lo portarono via. Ed ecco che mentre la trasportavano, un ebreo di nome Jèfonia, robusto di corpo, si lanciò in avanti, afferrando con le mani il feretro che gli apostoli portavano. Ma ecco un angelo del Signore, con forza invisibile, per mezzo di una spada di fuoco gli tagliò dalle braccia le due mani, e le lasciò pendere per aria ai lati del feretro. Al verificarsi di questo miracolo, gridò tutta la folla dei Giudei che vi aveva assistito: “Realmente è vero Dio colui che è stato generato, o Madre di Dio semprevergine Maria!”. Lo stesso Jèfonia, avendogli Pietro ordinato di dichiarare le meraviglie di Dio, ritto dietro il feretro, gridò: “Santa Maria, che hai generato Cristo Iddio, abbi pietà di me!”. E Pietro, volgendosi verso di lui, gli disse: “In nome di Colui che è stato da Lei generato, si riattacchino le mani che sono state tagliate via da te! E immediatamente, alle parole di Pietro, le mani che pendevano dal feretro della nostra Signora, si allontanarono e si ricongiunsero a Jèfonia. Allora anch'egli credette e glorificò Cristo Iddio, generato da lei”».
«Dell’iconografia della “Dormitio Virginis” faceva quindi parte l’ebreo Jèfonia, personaggio che era presente nell’allegoria originaria della Vara messinese, poi completamente scomparso. Rimaneva però, nella cultura popolare, traccia della sua presenza in alcuni versi raccolti da Giuseppe Pitrè e pubblicati nella sua opera “Feste patronali in Sicilia”, stampata a Palermo nel 1898. Secondo la “Legenda Aurea” di Jacopo da Varagine compilata dal 1260 al 1298 e ripresa in ambiente messinese intorno al 1492 da Matteo Caldo, dopo la morte della Vergine un ebreo di nome Athonios avrebbe tentato di rovesciare la lettiga su cui era stato posto il corpo della Madonna. L’arcangelo Gabriele sarebbe intervenuto ad impedire l’oltraggio mozzando o paralizzando le mani sacrileghe. Ogni anno la storia del sacrilegio di Athonios veniva riproposta durante la processione della Vara».
La Vara (bara di cristallo, bambini-discepoli) e la “Dormitio Virginis” (Sole e Luna antropomorfizzati, presenti fra l’altro nella “Cosmografia” del 1558 di Maurolico) vanno interpretati quali attributi di eterna bellezza spirituale della Vergine. Scandiscono, con i loro movimenti rotatori, – conclude Principato – il passaggio dal tempo mortale della Vergine a quello immortale dell’Assunzione in cielo».

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