Lunedì, 08 Agosto 2022
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PALAZZO CIAMPOLI

Umiltà eppure splendore. Una suggestiva mostra a Taormina

di
Gioielli quasi sconosciuti, tra Controriforma e Barocco, provenienti dai conventi cappuccini del Valdemone
Messina, Cultura
DURANTE ALBERTI, Madonna degli Angeli e santi, 330x205, Tusa ME, LGT

Varcare la soglia di Palazzo Ciampoli a Taormina in un pomeriggio d’estate – la cascata di azzurro e di luce meridiani alle spalle –, staccarsi dal flusso cittadino e turistico, è come entrare in un balsamico luogo di silenzio in cui la riverenza verso quel che ci si appresta a vedere è pari all’importanza della lezione da apprendere. Si è sempre impreparati quando si entra in un museo, tra oggetti che cercano il nostro sguardo, che gli chiedono di uscire da sé e aprirsi all’altro. In questo caso, a stare con umiltà e orgoglio nello splendore della bella mostra “Umiltà e splendore. L’arte nei conventi cappuccini del Valdemone tra Controriforma e Barocco”, organizzata e prodotta dal Parco Archeologico Naxos-Taormina, diretto da Gabriella Tigano, in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Culturali di Messina, cui è affidata, con Mirella Vinci,soprintendente BBCC di Messina, la responsabilità scientifica della mostra.

Promossa dalla Provincia dei Frati Minori Cappuccini di Messina e dall’associazione culturale “Intervolumina”, il cui presidente, il professor Giuseppe Lipari, ha curato la sezione bibliografica dove sono esposti volumi del Seicento, testi di teologia e filosofia, vite dei santi ma anche rari testi di medicina e fisica, la mostra, a ingresso gratuito, è visitabile fino al 14 settembre ed è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 19.

A guidarci nel percorso espositivo, tra tesori che stanno in una penombra discreta e appartengono al patrimonio artistico siciliano, e tra temi che fanno parte del nostro credo religioso, ma appaiono in un’epifania magica, è la storica dell’arte della Soprintendenza di Messina, Stefania Lanuzza, ideatrice del progetto scientifico e coniatrice del felice sintagma nominale che dà il titolo alla mostra. Con lei Virginia Buda, anche lei storica dell’arte della Soprintendenza di Messina, nel viaggio nella storia stessa dell’Ordine dei frati Cappuccini (distaccatosi con Matteo da Bascio dai Minori Osservanti e riconosciuto da papa Clemente VII nel 1527), diffusosi rapidamente in Sicilia negli ultimi decenni del Cinquecento e radicatosi nel secolo successivo.

Figure popolari i frati dal caratteristico saio con cappuccio a punta, ma altrettanto care ai ceti aristocratici di cui erano padri spirituali. Vivevano di questue, predicavano la parola di Dio e aiutavano i bisognosi osservando la regola francescana di una vita umile e laboriosa, di rinuncia ai beni materiali e di preghiera, e tuttavia di contemplazione e cura del bello come emanazione del divino. Sui loro altari, che costituivano il nucleo segreto, il naos dei loro templi, peraltro di austera semplicità francescana, splendevano opere d’arte acquisite grazie alla generosità dei devoti più abbienti le cui donazioni sopperivano ai limiti imposti dalla regola della povertà che impediva ai frati di provvedere direttamente all’abbellimento dei propri luoghi di culto.

Quelle che appaiono in successione in questa pregevole mostra – spiega la curatrice Lanuzza – , «appartengono a un arco temporale che va dalla fine del ’500 sino ai primi decenni del ’700 con una selezione di quelle opere che documentano i mutamenti epocali, gli orientamenti stilistici e la varietà degli idiomi parlati dagli artisti apprezzati nel viceregno spagnolo. Un itinerario trasversale che affronta i contenuti religiosi trascorrendo dal rigore delle canoniche composizioni controriformate all’efficacia narrativa dei testi d’intonazione caravaggesca, per approdare alle ariose atmosfere della pittura barocca senza tralasciare le diverse declinazioni dei temi messe in atto dai pittori stranieri attivi nell’isola e da quelli autoctoni».

Uno spaccato assai interessante della cultura artistica seicentesca penetrata nei cenobi cappuccini attraverso il confronto tra le splendide tele eseguite da figure di spicco del panorama pittorico nazionale (Scipione Pulzone, Durante Alberti, Mathias Stomer, Giovanni Lanfranco, Durante Alberti, Guglielmo Borremans, Onofrio Gabrieli, Giacinto Platania) e la produzione di alcuni artisti cappuccini formatisi presso rinomate botteghe messinesi, come i frati Umile e Feliciano da Messina.

Un patrimonio semisconosciuto (Intervolumina sta curando anche un progetto di raccolta fondi per finanziare il restauro di alcune opere e promuoverne la conoscenza) che proviene dal MuMe di Messina, dal Museo Fra’ Gianmaria da Tusa di Gibilmanna, dalla Pinacoteca Zelantea di Acireale, dal Museo civico di Castroreale e dai conventi di Adrano, Barcellona Pozzo di Gotto, Castroreale, Catania, Francavilla di Sicilia, Gibilmanna, Messina, Milazzo, Mistretta, Naso, Pettineo, Randazzo, Tortorici, Tusa e Troina.

Quattro le sezioni con una trentina di capolavori (tra essi cinque grandi pale d’altare), a volte inediti, provenienti da eremi, conventi di montagna, musei e magazzini. Le prime tre sezioni con una scelta di iconografie care all’Ordine (la natura umana e divina di Cristo; la Madonna degli Angeli; figure di santi e sante cari ai frati cappuccini siciliani: San Francesco, Santa Caterina d’Alessandria e poi le popolarissime Sant’Agata e Santa Lucia). La quarta sezione dedicata ai frati Umile e Feliciano da Messina, al secolo rispettivamente Jacopo Imperatrice e Domenico Guargena, entrambi cappuccini ma con una formazione artistica di alto spessore essendo cresciuti nelle botteghe del pittore caravaggesco Alonso Rodriquez e del fiammingo Abramo Casembrot, maestri della pittura del Seicento a Messina.

In mostra, come già detto, anche una preziosa selezione di volumi appartenenti al fondo antico della Biblioteca dei Cappuccini di Messina e coevi ai materiali artistici. È in preparazione il catalogo a stampa con saggi e schede redatti da noti storici dell'arte ed esperti del patrimonio culturale dei conventi Cappuccini siciliani.

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