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Messina, al Vittorio Emanuele c’è “Romeo e Giulietta”

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La presentazione del balletto in sinergia con il “Massimo” di Palermo. Previste due date per il capolavoro immortale di Prokofiev con la rivisitazione di Bambana

Torna il balletto al Teatro Vittorio Emanuele come ogni anno, all’interno del cartellone natalizio, dopo la sospensione forzata dell’anno scorso, con un grande titolo di repertorio. Sarà “Romeo e Giulietta”, su musiche di Sergej Prokofiev, rivisitato, con una drammaturgia in chiave contemporanea, dal coreografo e ballerino milanese Davide Bombana, con il corpo di ballo del Teatro Massimo di Palermo, l’orchestra del Vittorio Emanuele diretta dal maestro torinese Giuseppe Ratti, reduce dal recente successo del “Barbiere di Siviglia” di Rossini.

L’evento è stato presentato ieri in conferenza stampa dal presidente dell’E.a.r. Orazio Miloro, dal consigliere di amministrazione Giuseppe Ministeri, dal direttore artistico-sezione Musica e Danza Matteo Pappalardo, con la partecipazione del consigliere di indirizzo del “Massimo” di Palermo, Luciano Fiorino, e Davide Bombana, direttore del corpo di ballo dello stesso teatro palermitano.
La presentazione dell’opera, che andrà in scena il 29 dicembre alle ore 21 e il 30 alle ore 17,30 e che è una coproduzione Teatro di Messina-Teatro Massimo di Palermo, è stata introdotta dal presidente Miloro particolarmente soddisfatto della sinergia tra teatri: «È importante camminare insieme e fare sistema tra i teatri siciliani e lo facciamo attorno ad un balletto di alto livello, che rappresenta l’evento natalizio per antonomasia».
«In passato - ha aggiunto Giuseppe Ministeri - tanti sono stati i tentativi di creare reti a livello regionale che non si sono mai realizzate. Ora gli Enti stessi realmente lo stanno facendo, collegandosi proficuamente tra di loro». Si è dichiarato molto contento di questa occasione di scambio di know-how e produzioni, Luciano Fiorino: «La condivisione tra enti è vitale, dobbiamo evitare di rimanere isole, collaborare è giusto anche sotto il profilo economico perché si risparmiano energie e denaro. Ed è necessario rilanciare e investire su un corpo di ballo storico che rappresenta più in generale un comparto in sofferenza».

I contenuti tecnici dell’evento sono stati illustrati dal coreografo che ha ripensato l’opera e dal direttore Pappalardo, che ha rimarcato la cifra innovativa e originale di questa riscrittura: «Ho apprezzato il grande lavoro di chi ha immaginato magistralmente l’opera con attenzione particolare alle esigenze di sintesi, con tagli apportati alla partitura per andare incontro al pubblico di oggi, che non è quello dell’Ottocento o Novecento. Possiamo dire che si tratta di un nuovo “Romeo e Giulietta, d'altronde i classici vanno “traditi”, rielaborati. Bambara si inserisce come prosecutore di una tradizione importante quella della danza al Teatro di Palermo da dove sono passati, tra i più grandi nomi della danza contemporanea».

Ha presentato la regia del balletto Daniele Bambara, che tra l’altro, con la sua interpretazione di Romeo e Giulietta di Prokofiev, ha vinto il premio “Danza&Danza” come miglior produzione italiana 2015: «Il Romeo e Giulietta è l’opera che ho più ballato nella mia carriera e mi spaventava curarne le coreografie dopo grandi maestri, ma ho trovato la chiave di lettura, quando sono venuto a conoscenza della storia dei due giovani amanti di Sarajevo, Bosko ed Admira che a causa della loro differenza di religione (serbo lui e musulmana lei) nel pieno della guerra dei Balcani, con il loro amore volevano superare le differenze culturali ed etniche, ma sono stati fermati nella propria fuga verso la libertà da cecchini spietati, i quali uccisero lui e ferirono gravemente lei, che si è lasciata morire sul copro dell’amato. I loro corpi i furono lasciati insepolti su quel ponte, persino dalle famiglie nemiche fra loro, per otto giorni. Questa storia e questa mia interpretazione del Romeo e Giulietta per me vuole essere un monito contro l’intolleranza e l’odio che separa, tema che si inserisce bene in questo momento natalizio, di cui oltre alle tradizioni, dobbiamo recuperare l’essenza, cioè il suo messaggio d’amore».

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