Domenica, 25 Ottobre 2020
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IL COMMENTO

Presunzione e miopia, a Messina il disastro dei grandi eventi che vanno via

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«Vedrete, alla fine gli organizzatori resteranno qui. Ma dove volete che vadano...». In questa presuntuosa certezza, talvolta sussurrata talvolta sbandierata, e nella complessiva gestione di questa vicenda c'è tutto il pressappochismo di questa Amministrazione in tema di “circenses”. Messina perde i grandi eventi live, quei concerti che avevano trasformato lo stadio San Filippo nell'ombelico del mondo musicale da Roma in giù.

Nessuna città del Sud, né Napoli né Bari tanto meno le siciliane Palermo o Catania, nell'ultimo decennio e più ha goduto di un simile spettacolo. Il meglio della musica italiana, tutti artisti in grado di registrare oltre 30mila presenze negli stadi e portare a Messina inevitabili ricadute economiche (gli studi di settore riferiscono di 6-7 milioni di indotto a concerto). Ma questi numeri straordinari e il ritorno d'immagine non hanno convinto il sindaco De Luca e alcuni componenti della sua squadra, andati dritti per la loro strada e convinti dai sussurri di una dirigenza comunale, che mira più alla riproduzione di propri benefici che alla produzione di interessi collettivi. Scelte figlie di palese inadeguatezza.

L'assessore Scattareggia in due anni ha inanellato errori che fanno il paio con il numero record di richieste di dimissioni, giunte da ogni dove. L'addio ai concerti, la totale assenza di strategia politica in un ambito prezioso come lo sport, l'approssimativa gestione delle strutture a cominciare dallo stadio San Filippo (la vicenda Acr e il pastrocchio venutone fuori in queste settimane ne è l'emblema) ma senza dimenticare il PalaRescifina. Per non parlare dell'offerta: sagra del pepe rosso e panino e bibita per Gianni Celeste. Serve altro?

Il bando trentennale dello Stadio San Filippo - che peraltro palesa più di un'ombra per come è strutturato - è solo uno specchietto per le allodole. Una giustificazione che ben presto ha manifestato tutte le proprie fragilità (chiunque vincerà il bando dovrà infatti aspettare la fine del campionato di Serie D a giugno 2021).

Vi preghiamo, ora risparmiateci l'attacco al ministro dello Spettacolo, alle lobby che gestiscono i live o riferimenti a un complotto pluto -giudaico-massonico. Conosciamo il modus operandi, è trito e ritrito. Individuare un nemico da attaccare per nascondere proprie mancanze. Ci sarebbe solo da arrossire dalla vergogna per essere stati capaci di sperperare tale patrimonio, ma evidentemente a qualcuno piace l'idea che tali eventi si spostino altrove e arricchiscano altri lidi. Catania (quasi certamente) o Palermo. E Messina? Ma si tratta solo di circenses, cosa volete che siano...

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