Sabato, 07 Dicembre 2019
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LA PRESENTAZIONE

Nadia Terranova, prima Omero, poi... la Strega

di
Nadia Terranova, Omero è stato qui, palazzo zanca, Nadia Terranova, Sicilia, Messina, Cultura
La presentazione a Palazzo Zanca

Non hanno muri i miti. Li oltrepassano tutti. Gli aedi ripetevano continuamente le storie di eroi antichi e gli uomini se ne nutrivano. Così le storie non appartenevano a nessuno eppure appartenevano a tutti. Ognuno le raccontava come desiderava, e noi le raccontiamo ancora oggi. Il bello del mito, infatti, è che dialoga sempre con l'oggi con un racconto infinito, che seduce con la sua forza eternamente giovane, che dal passato lo avvicina con naturalezza al presente, intrecciando storie che si rincorrono e s'incontrano in un'unica grande narrazione.

Insomma, poiché «siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatte le storie», Nadia Terranova, scrittrice messinese che col suo ultimo romanzo, “Addio fantasmi” (Einaudi) - apprezzatissimo dal pubblico e amato dalla critica - è entrata nella dodicina del Premio Strega, ha presentato il suo più recente libro “Omero è stato qui” (Bompiani, con belle illustrazioni di Vanna Vinci) al Palazzo Municipale di Messina, alla presenza di un folto pubblico e di spettatori speciali, gli attori portatori di disabilità della “Compagnia Volere volare” di Giovanna Manetto, che hanno intonato, sulla lettura di un brano del libro, un commovente “canto delle sirene”.

A conversare con Nadia, Lucilla Risicato, ordinario di Diritto Penale all'Università, che ha ricordato come «la Sicilia, prima di essere un luogo, è una categoria dello spirito, e che in questa dimensione sospesa tra sogno e realtà s'incunea la narrazione di Nadia Terranova, dallo stile fluido, senza tempo e senza confini, che con la sua prosa scabra ma per nulla scarna scende negli abissi dell'essenza delle cose. Perciò riesce a trasformare la Sicilia e la nostra città in una trama di miti che continuano a raccontare ai lettori dai cinque ai centocinque anni».

Colapesce, la Fata Morgana, Scilla e Cariddi, Ulisse, le Sirene, Dina e Clarenza: sì, è vero, Omero è stato qui e lo Stretto continua ad essere patria di mitologemi, continuamente plasmati e raccontati. Mare di vecchi ritorni e di nuove conversazioni in cui si continuano ad ascoltare le sirene, «una malìa in cui penetra dolcissimo il dolore», ha detto la Risicato. E dunque, come può la scrittura ricucire le faglie dell'anima?

«Il ruolo della scrittura - ha detto la Terranova - non è tanto ricucire, ma sparpagliare; prendere ciò che non diciamo, quel che sta sedimentato nelle nostre profondità, farlo affiorare e sparpagliarlo. Ecco perché quando scrivo non penso mai di farlo per bambini, giovani adulti o adulti. Le mie storie sono un condominio di bambini, adulti, adolescenti, con il loro accumulo di odori, sapori, oggetti. Non c'è nulla di cui ci liberiamo veramente, ed io non mi voglio liberare dai... fantasmi».

Raccontare l'umano è quel fa Nadia Terranova, perciò ogni volta che torna nella “sua” Messina, cerca e “sente” storie in ogni angolo: «Ogni volta che mi sono messa alla ricerca di una storia ne ho trovate due o anche di più. Sono cento le versioni della Fata Morgana. E quando ho cercato notizie su Peloro, ho trovato il mito di Pelorias. Si dice che Messina, distrutta e ricostruita, non ha storia; ma io credo che le storie vadano disseppellite. Io le sento veramente pullulare. Basta saperle ascoltare e farle ascoltare al lettore, anche se abbiamo perso la capacità di abbandonarci all'immaginario, quel che ci permette di trasfigurare il reale e di affidarlo al tempo lungo della narrazione».

I primi miti di cui si è nutrita Nadia sono quelli di Colapesce e Mata, legati a miti familiari (anche questi danno la memoria e alimentano il canto, degli antichi come dei narratori di oggi), legati a quello Stretto di cui tanti marinai, e tanti naufraghi, videro la bellezza, ascoltarono le sirene e in cui furono ingoiati da Scilla e Cariddi, le sue guardiane. Però anche il mito non serve se rimane solo una bella favola, non serve se non ci aiuta a capire noi stessi, i nostri luoghi e gli altri, e Nadia Terranova, ora finalista allo Strega (ma lei, con la grazia soave che è il suo habitus, glissa su prosaici discorsi di competizione: il suo romanzo, che è ambientato a Messina e denuncia il suo profondo amore per la città e per il Sud, è amato dai lettori, e questo basta), con questo suo libretto, nuovissimo e prezioso, lo fa perché i libri servono a moltiplicare le storie e le storie a nutrire sempre nuovi lettori.

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