Mercoledì, 20 Novembre 2019
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LA RECENSIONE

Messina, al Palacultura le strepitose note del Behn Quartet

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Esattamente un anno fa tessevamo le lodi dell’Heath Quartet a Villa Pulejo. Il concerto, che vedeva esibirsi musicisti di indiscusso talento nell’eccezionale cornice della dimora storica messinese, nasceva nell’ambito del progetto Le Dimore del Quartetto in collaborazione con la Filarmonica Laudamo, e si poneva come finalità il rilancio del mecenatismo rispondendo alla necessità di formazione e promozione di giovani quartetti d’archi, valorizzando al contempo il patrimonio artistico locale. Ci ritroviamo con grande piacere ad assistere anche per questa stagione a un appuntamento frutto della già citata collaborazione tra Filarmonica Laudamo e Dimore del Quaretto.

Applauditissime protagoniste della serata Kate Oswin e Alicia Berendse al violino, Ana Teresa de Braga e Alves alla viola e Ghislaine McMullin al violoncello. Provenienti da Inghilterra, Olanda, Portogallo e Nuova Zelanda, le giovani artiste hanno dato prova di ottima intesa e grande musicalità, grazie a un fraseggio morbido e sinuoso pur mantenendo sempre rigore e precisione tecnica. Anche quest’anno è stata la famiglia Pulejo a contribuire alla riuscita dell’operazione cultuale ospitando per qualche giorno le musiciste che, dopo il concerto di sabato alla Villa, si sono esibite domenica scorsa al Palacultura.

In programma pagine di Haydn e Šostakovič, due autori che sembrerebbero condividere ben poco, distanti come sono dal punto di vista cronologico e geografico ancor prima che musicale. Ad aprire il programma delle due serate il Quartetto n. 75 in sol maggiore di Haydn, reso magistralmente dalle quattro interpreti. Notevole in particolare il Minuetto, in cui i passaggi rapidi e briosi non hanno mai sacrificato la cantabilità degli strumenti solisti.

La seconda parte del programma è stata invece occupata dal Quartetto n. 3 in fa maggiore di Dmitri Šostakovič, composto all’indomani del secondo conflitto mondiale. Contrassegnate originariamente da suggestivi titoli (Calma consapevolezza del futuro cataclisma, Brontolii di disordini e aspettative, Le forze della guerra scatenate, In memoria dei morti e L’eterna domanda: Perché? Per che cosa?), ognuna delle cinque sezioni del Quartetto reca in sé sensazioni contrastanti e turbolente rese dal quartetto con straordinaria credibilità. Ipnotizzante l’effetto dell’ostinato della viola nel secondo movimento; angosciante e tormentato il dialogo perfetto tra gli strumenti nel terzo tempo, in cui traspare tutta la forza e l’energia espressiva delle interpreti; commovente l’intervento del violino nel quarto movimento che sembra riecheggiare tutta la sofferenza della guerra, tanto vivida nella memoria dell’allora poco più che quarantenne Dmitri, fino alla meravigliosa ripresa del materiale tematico nell’ultima sezione, prima che il quartetto si spenga in un pianissimo esanime. Chapeau.

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