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La Corte dei conti sul Pnrr: le navi “green” nello Stretto di Messina? Un fallimento o quasi

La transizione ecologica nel settore marittimo? Un fallimento, o quasi. Lo attestano i numeri, impietosi, che riempiono le pagine della Relazione della Corte dei conti sull’attuazione delle misure previste nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, di competenza del ministero dei Trasporti e di Rete ferroviaria italiana. E gli annunciati investimenti sulle flotte che solcano le acque dello Stretto sono ben lontani dall’obiettivo iniziale, ormai difficile, se non impossibile da raggiungere, visto che le scadenze legate al Pnrr sono fissate al marzo del 2026.
Si era partiti con un “budget” complessivo di 800 milioni di euro, stanziati nell’ambito del fondo complementare al Pnrr e così suddivisi: 500 per nuove navi “green”; 220 per la filiera Gnl marittima e 80 milioni destinati al rinnovamento della flotta di Rfi nello Stretto di Messina. La mancata attuazione dei progetti ha determinato il definanziamento di alcuni degli interventi e la somma è scesa agli attuali 257,7 milioni di euro.
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