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Da una parte il nodo dell’inquinamento, al momento solo presunto, che è centrale nell’inchiesta della Procura che ha portato al sequestro di tre aree – oltre Contesse, ci sono Nizza e Alì Terme – e nelle preoccupazioni dei residenti. Dall’altra quello della viabilità, non meno importante, soprattutto se si pensa che il vero cantiere per cui era nata l’area di deposito di Contesse, quello di Giampilieri, deve ancora partire. Sono questi i due livelli del dibattito aperto sull’area della zona sud a servizio del cantiere del raddoppio Ferroviario Giampilieri-Fiumefreddo, al centro di una lunga seduta di consiglio comunale destinata ad avere strascichi.
Nella giornata di oggi il presidente Nello Pergolizzi invierà una nota a tutti i soggetti coinvolti (il primis il Consorzio Webuild-Pizzarotti, presente alla seduta, e i grandi assenti Rfi, Italferr e Arpa) per chiedere ulteriori chiarimenti, documenti e dati. In assenza di risposte, o anche solo con riscontri parziali, il consiglio comunale passerà allo step successivo, cioè la richiesta di fermare tutto senza aver prima fornito i chiarimenti invocati sull’inquinamento e individuato una viabilità alternativa per quell’area.
E qui i due i livelli si incrociano, inevitabilmente. Dal punto di vista dell’inquinamento, il Comune ha scritto due note, una il 16 dicembre, l’altra il 19 febbraio, la seconda delle quali con un tenore diverso. Anche perché la risposta alla prima, protocollata il 15 gennaio, non era stata ritenuta soddisfacente. In quel documento, di cui abbiamo preso visione, il presidente del Consorzio, Antonino Pulejo, ribadisce che l’area di Contesse era «destinata principalmente allo stoccaggio provvisorio delle frazioni di smarino provenienti dallo scavo della galleria Scaletta e qui trasportate mediante camion con cassone a tenuta stagna. Tale materiale, condizionato con additivi, verrà stoccato in cumuli per favorirne l’asciugatura e la naturale biodegradazione dei tensioattivi».
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