Lunedì, 06 Febbraio 2023
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LA STORIA

Chiude la "Vecchia Milano" del pasticcere messinese Orazio Parisi: "Pochi disposti a sacrificarsi"

La sua storia è finita sui principali quotidiani nazionali. Perché la sua "Vecchia Milano" era un punto di riferimento per tanti milanesi, anche tanti vip, che adesso non avranno più la possibilità di gustare le sue prelibatezze. Parliamo di Orazio Parisi, pasticcere messinese che dagli anni Cinquanta ha scritto una bellissima storia nel capoluogo lombardo. A raccontarlo è lo stesso artigiano messinese che sul "Corriere della Sera" saluta tutti con tanto di amarezza, perché nessuno continuerà quello su cui lui ha investito una vita. «Abbiamo chiuso il 31 dicembre. Per non riaprire più» racconta, senza trattenere la commozione, il titolare «Perché? Ho 83 anni, è arrivato il momento di andare in pensione. E poi non c’è nessuno che voglia proseguire l’attività. Nessuno disposto a sacrificarsi, come ho fatto io, per oltre 50 anni».
Nato a Messina, Parisi era arrivato a Milano negli anni Cinquanta con "la famosa valigia di cartone". A 15 anni il primo lavoro da fattorino alla Motta. «A 21 ero già dirigente. Poi, nel 1971, ho aperto la mia attività». La «Vecchia Milano», appunto, in via Reina 14, zona piazzale Susa. Una pasticceria tradizionale, per proposte e ambiente, in stile vintage. «Abbiamo sempre mantenuto la stessa proposta, fedele alla tradizione, senza mai cedere alla modernità, che non fa per noi».

"Siamo stati tra i primi a proporre il catering in grande stile – sottolinea Parisi –; negli anni, tra i nostri clienti, ricordo il Comune di Milano e anche il Milan: quando Silvio Berlusconi era presidente del club, per una vittoria importante abbiamo realizzato un diavolo gigante di burro che troneggiava sopra le torte. A noi le aziende si rivolgevano per i regali personalizzati, chiedendo cioccolatini con il logo e i nomi".

Sempre al "Corriere" Parisi parla del suo futuro: «Mi godrò di più l’orto, giù in Sicilia, ma senza lasciare Milano». Nel frattempo ha ceduto l’attività, compresi i muri, a una società «Non so cosa ne farà la nuova proprietà. Io, però, non potevo più continuare». Difficile anche trovare qualcuno con la voglia e la passione di continuare il mestiere: «Manca manodopera specializzata sia per quanto riguarda la produzione sia per la vendita». Un problema comune a tanti colleghi: «Le scuole non sfornano più niente di buono: ragazzi che sanno a malapena riempire un cannoncino hanno pretese da professionisti». Mesi fa la pasticceria cercava una cameriera: «Abbiamo ricevuto 400 curriculum ma non siamo riusciti ad assumere nessuno. L’unica candidata papabile, non voleva perdere il sussidio».

 

 

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