Domenica, 05 Febbraio 2023
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Eduscopio, l'Archimede migliore scuola di Messina. Ecco le più suggerite

Scoprire quali scuole danno una marcia in più per l’università e il mondo del lavoro, quartiere per quartiere, città per città. E’ questo lo scopo di Eduscopio della Fondazione Agnelli, che mette 7.700 scuole a confronto a partire dagli esiti universitari e lavorativi di 1.289.000 loro diplomati.

A Messina, ad esempio, le più consigliate  in generale  sono due scuole di indirizzo Scientifico: l'Archimede con 77.89 di indice Fga, 27.62 di media dei voti, 75.66 di crediti ottenuti e 77.7 di diplomati in regola; e il "Giuseppe Seguenza" con 72.24 di indice Fga, 26.03 di media dei voti, 75.59 di crediti ottenuti e 78.5 di diplomati in regola.

Tra le scuole di indirizzo Classico primeggia invece il "Francesco Maurolico" (con 69.97 di indice Fga, 26.81 di media dei voti, 66.5 di crediti ottenuti e 85.7 di diplomati in regola) mentre il "La Farina" ottiene 69.17 di indice Fga, 26.25 di media dei voti, 69.63 di crediti ottenuti e 81.5 di diplomati in regola.

In generale, nella "classifica" generale delle scuole messinesi, alle spalle dell'Archimede (77.89) e del Seguenza (71.24), ci sono Maurolico (69.97), La Farina (69.17), Empedocle (69.06) e Bisazza (68.81).

Per scoprire i punteggi delle altre scuole è possibile consultare il sito di Eduscopio.

L’edizione 2022 di Eduscopio.it della Fondazione Agnelli dimostra tra le altre cose, che il Covid ha avuto forti ripercussioni sui percorsi dei diplomati degli istituti tecnici e professionali che hanno scelto di non continuare all’università, ma di trovare lavoro. A livello aggregato, il tasso di occupazione (definito come la percentuale di occupati che hanno lavorato almeno 6 mesi, ndr) entro i primi due anni dal diploma, calcolato da Eduscopio per i diplomati del 2019 che hanno cercato l’impiego in piena pandemia risulta dell11% più basso rispetto ai diplomati del 2017. Dopo il forte calo degli apprendimenti registrato dall’Invalsi nel 2021 e 2022, la pandemia rischia dunque di lasciare segni profondi anche sulle prospettive di lavoro di questa generazione.

L'impatto non è stato significativo solo sui livelli occupazionali (-11% dei diplomati 2019 rispetto a quelli del 2017), ma anche sulla tipologia dei contratti, con una riduzione della loro stabilità (-5% contratti a tempo indeterminato). Per quanto riguarda la sezione Università, sembra che a livello generale il Covid non abbia mutato i criteri di valutazione delle università italiane e dei loro corsi di laurea. Anzi, il fatto che per molti mesi gli esami siano stati fatti online, sembra avere portato a un maggiore uniformità di valutazione. Anche dopo il Covid, la maggioranza degli studenti dei licei proseguono gli studi all’università. Anche negli istituti tecnici, nonostante il loro prevalente intento professionalizzante, una percentuale considerevole di diplomati (in media almeno 1 su 3) preferisce la prosecuzione degli studi al livello universitario piuttosto che l'ingresso immediato nel mercato del lavoro.

Per queste ragioni è stato preferito limitare in questa sezione l'analisi alle scuole di indirizzo liceale e tecnico, basandoci sui dati dell’Anagrafe degli Studenti (ANS) e nell’Anagrafe degli Studenti Universitari e dei Laureati (ANSUL) del MIUR. Infine l'indicatore chiamato Percentuale di diplomati in regola, che illustra per ogni scuola quanti studenti iscritti al primo anno hanno raggiunto senza bocciature il diploma cinque anni dopo. Se la percentuale è alta, la scuola è molto "inclusiva" e si impegna a portare avanti il maggiore numero di studenti, senza praticare una severa politica di selezione e scrematura: così gli studenti hanno percorsi più regolari. Se la percentuale è bassa, la scuola è molto selettiva e gli studenti sono incappati in bocciature e/o hanno abbandonato l’istituto. Fin dalla prima comparsa di questo indicatore in Eduscopio, le nostre analisi hanno sottolineato come non vi sia relazione sistematica tra selettività della scuola e risultati dei diplomati all’università. Anzi, si conferma una correlazione positiva, secondo la quale in media sono proprio gli studenti delle scuole che meno selezionano durante il percorso a ottenere poi i risultati migliori all’università.

 

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