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IL CASO

Messina, donna di 62anni morta dopo intervento alla tiroide: indagati due medici

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Sarà eseguita sabato prossimo l’autopsia sulla donna di 62 anni, deceduta lo scorso 26 giugno all’ospedale Papardo, dove aveva subito un intervento per la rimozione della tiroide.
Per questa vicenda sono stati iscritti nel registro degli indagati due medici, uno in servizio al Papardo e l’altro alla casa di cura S. Camillo, i quali hanno ricevuto un avviso di garanzia che ipotizza in questa fase l’omicidio colposo, un atto dovuto da parte della Procura che sulla vicenda ha aperto un’inchiesta. I due medici sono assistiti dagli avvocati Carmelo Scillia e Attilio Scarcella (questo giornale, per scelta deontologica consolidata da anni, pubblica i nomi dei medici coinvolti in casi sanitari solo dopo il primo vaglio tra le tesi di accusa e difesa, che è quello dell’udienza preliminare, e dopo l’eventuale rinvio a giudizio, che in questo caso non si è ancora verificato, n.d.r.).
Ieri mattina in Procura, nell’ufficio del pm Marco Accolla che sta seguendo il caso, è stato anche conferito l’incarico al medico legale e a un chirurgo oncologo per l’autopsia. Si tratta della dott. Elvira Ventura Spagnolo e del prof. Nello Grassi di Palermo.
L’avvocato Maria Lentini, che ieri mattina assisteva uno dei medici indagati e sostituiva l’avv. Scarcella, ha nominato come proprio consulente di parte il dott. Nino Bondì, mentre l’avvocato Giuseppe Serafino, che assiste i familiari della paziente deceduta, come proprio specialista ha individuato il dott. Antonio Messina. L’avv. Scillia, che assiste l’altro medico indagato, si è invece riservato la nomina di propri esperti.
L’inchiesta è stata aperta a seguito della denuncia presentata dai figli della donna. Avevano raccontato che la madre, Francesca Ammo, era stata ricoverata in ospedale d’urgenza il 16 giugno, trasferita dalla clinica San Camillo dove era stata sottoposta ad un intervento per la rimozione della tiroide.
Fin dall’inizio erano sorte complicazioni, la donna aveva accusato problemi respiratori, tanto che era stata subito portata al Papardo e ricoverata in Terapia intensiva. Qui è rimasta per dieci giorni e nel frattempo ha subito anche un intervento di “tracheostomia”.
Nella denuncia si riferisce anche di un colloquio dei figli col medico che aveva operato la donna alla tiroide nella clinica, e si parla di un «edema alle corde vocali». Da un esame, inoltre, era emerso il non funzionamento delle corde vocali. E dalla denuncia emerge anche che nei mesi precedenti alla donna era stata asportata una massa tumorale benigna alle corde vocali.
A un certo punto la donna era anche riuscita a comunicare con i figli a gesti, attraverso il vetro che separa la sala d’attesa al reparto di Terapia intensiva. Purtroppo giorno dopo giorno la situazione è progressivamente peggiorata, ha subito altri interventi che però non sono riusciti a salvarla. Il quadro è peggiorato fino al decesso nella mattina del 26 giugno. I figli si sono così rivolti all’avvocato Giuseppe Serafino, presentando una denuncia per chiedere l’intervento della magistratura. Per capire se questa morte poteva essere evitata.

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