Lunedì, 27 Giugno 2022
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IL CASO

Dalle Eolie a Milazzo, “stagionali” introvabili: "Si accontentano del reddito di cittadinanza"

«C’è chi ammette: preferisco a casa col reddito di cittadinanza Ma è anche questione di volontà»

I segnali della stagione turistica sono positivi. A Milazzo e soprattutto alle isole Eolie il “ponte del 2 giugno” ha confermato le attese. A Panarea, dove ha fatto capolino anche Giorgio Armani, gli hotel sono pieni, stesso discorso per la spiaggia di “Zimmari”, e anche Vulcano e Stromboli stanno ripartendo alla grande. A pieno regime anche lidi e ristoranti che lavorano “full time”. Nell’estate della ripartenza, però, anche alle nostre latitudini si sta registrando un fenomeno che sino a qualche anno addietro era imprevedibile: manca il personale che viene ricercato nel settore alberghiero e della ristorazione. Sia alle Eolie che sulla terraferma. Un tempo “fare la stagione” nelle isole era il sogno di tanti ragazzi. Oggi i titolari delle attività dono disperati: trovare un cameriere, personale di sala, cuochi, addetti alla cucina è pressoché impossibile. E, soprattutto nell’arcipelago – affermano i gestori – non è un problema di soldi.
«Garantiamo una messa in regola dignitosa, col pagamento di un salario giusto, dando anche vitto e alloggio. Ma nessuno si fa avanti. E anche quando contattiamo chi in passato ha lasciato il curriculum, oggi ci dice che preferisce rimanere a casa. Qualcuno, in modo sincero, anche per il rapporto che si è creato, ci dice senza mezzi termini “di accontentarsi del reddito di cittadinanza che sta percependo...”».
«Quanto prendo? È la prima parola che sento pronunciare da chi manifesta una certa disponibilità – ci dice Rosario Parisi, che opera su Vulcano –. Tutti i ragazzi che vengono qui hanno lo stesso problema. Vogliono sapere quanto prendono, che cosa gli spetta. Ma non si domandano se parlano due lingue, se conoscono la materia prima. Anch’io ho sentito il discorso del reddito di cittadinanza, ma da noi una persona che lavora, che conosce il lavoro, prende uno stipendio che è almeno il doppio del reddito di cittadinanza. Dunque, c'è anche la poca volontà di lavorare. Noi ci siamo adeguati ai contratti nazionali, ai loro diritti e ai nostri doveri, come abbiamo sempre fatto. Ma purtroppo conta di più che il sabato vogliono andare in discoteca, la domenica vogliono andare a mare e per noi della ristorazione il periodo clou è quello estivo. Il lavoro della ristorazione è fatto di sacrifici, tutti quanti si lamentano delle paghe, degli orari e sicuramente c'è qualche imprenditore che ha abusato della situazione».

Altro nodo riguarda i lidi, soprattutto nel milazzese. La stagione è decollata, specie nella splendida area del Tono, ma diversi stabilimenti balneari sono in difficoltà, perché manca personale specializzato. Anche in questo caso, non c’è una domanda che risponda alla consueta mole stagionale di offerte. E il discorso vale non solo per Milazzo, ma anche per altre località turistiche dell’hinterland tirrenico.
Questi i problemi. Le soluzioni? Molti operatori ritengono che le associazioni di categoria, se vogliono “salvare” un settore che ha già sofferto i danni della pandemia, devono avviare un dialogo col governo centrale per proporre una riqualificazione del comparto, con maggiore valorizzazione del lavoro. Partendo, se necessario, anche da chi beneficia del reddito di cittadinanza visto il fallimento di questa misura dal punto di vista della prospettiva di collocazione occupazionale degli aventi diritto. Si potrebbe avviare una formazione ad hoc che consenta a chi percepisce queste somme.
Nella sola città di Milazzo ogni mese vengono erogati circa 370.000 euro a coloro che hanno diritto al reddito di cittadinanza. In un anno oltre 4,4 milioni di euro. Dati che evidenziano una platea di 623 beneficiari secondo gli ultimi dati dello scorso anno. Il valore dell'importo medio mensile corrisposto è di 586 euro. Soldi – hanno sempre affermato i sostenitori del Reddito – che «in ogni caso, entrano nell'economia locale», ma che sicuramente non aiutano il mercato del lavoro. E alla fine a pagare il conto potrebbero essere tutti.

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