Mercoledì, 25 Maggio 2022
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LA STORIA

Messina, il racconto di Daniela: "Donne in gravidanza, ecco perché vaccinarvi. Salva per miracolo"

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«Le donne in gravidanza si vaccinino contro il Covid, non devono passare quello che ho passato io». L'appello arriva dalla signora Daniela Zanghì, che racconta la sua esperienza «per sensibilizzare le future mamme». Spiega di essere «una persona in salute e ho avuto una gravidanza a basso rischio. Il vaccino serve a evitare un parto prematuro e a dare quella piccola o grande protezione in più, perché il Covid c'è e fa male». Daniela spiega di essere stata seguita «dal meraviglioso dottore Angelo Santamaria, medico eccezionale che mi ha guidata in tutto il sapere inerente all'importanza di vaccinarsi in gravidanza, ma ho avuto paura per il bambino e non l'ho fatto».
Il 16 gennaio, alle 5.30 del mattino, «dopo un acuto dolore al basso ventre e una particolare notte di dolori alle ossa inspiegabili, mi è iniziata un'emorragia vaginale». La rotture delle acque? Forse. Tra spavento e impazienza, viene chiamata l'ambulanza. Daniela chiede di essere portata al Papardo, perché il Policlinico «dopo due anni non ha un'area covid per le partorienti».

L'ambulanza tarda, in ospedale si va in auto, perché Daniela perde tanto, troppo sangue. «Arriviamo al Papardo, dove la prassi dice che anche se hai rotto le membrane e stai partorendo, lo puoi piuttosto fare in strada, ma devono prima eseguire e aspettare un tampone...e così hanno fatto». L'esito è una “coltellata”: positivo. «Mi invitano a risalire nella macchina e andare al Papardino e, tra le urla dei miei suoceri, abbiamo obbedito. Intanto è passata un'ora dall'inizio dell'emorragia». Dopo una ulteriore attesa al cancello, arriva uno degli angeli custodi di questa storia, il dottore Stefano Alecci, che non indugia: «Preparate la sala operatoria, urgentemente».

Ma la sua espressione non fa presagire nulla di buono. I medici, Alecci e Pulia, eseguono l'operazione, un'operazione complessa e lunga. «Nasce Andrea, che non ho mai visto perché positiva». Le parole di Alecci, la signora Daniela, non le dimenticherà mai: «Lei aveva più sangue in pancia che utero e se avesse perso altri 20 minuti non ci sarebbe stata più di sicuro, probabilmente nemmeno il suo bambino che, a differenza di quello che mi aspettavo, è nato sano e per niente scosso dalla cosa». Il Covid, insomma, ha provocato la spaccatura della placenta. «Io l'ho operata senza nemmeno sapere come si chiamasse – aggiunge il medico -, perché il medico prima pensa alla salute del suo paziente, mettendo sul tavolo tutti i rischi che ci sono. Io vengo pagato e so di poter contrarre il virus, come il tabaccaio sa di poter subire una rapina».
Daniela non lo nasconde: «Ancora se ci penso piango ininterrottamente. Racconto la mia esperienza per sensibilizzare innanzitutto chi non crede al virus e poi per invitare le mamme, in epoca gestionale, a vaccinarsi. Adesso mi è reale che il virus può essere fatale. Non conosco Andrea, non abbraccerò Andrea alle dimissioni, io starò in una casa e lui in un'altra, fino alla mia negativizzazione. Alle ostetriche che mi sono state accanto, come Annalaura, Mariateresa e Vittoria, dico grazie. Un grazie anche all'unica infermiera, degna di essere chiamata tale, Rita Borgia. Perché insieme al ginecologo dott. Stefano Alecci sono stati di grande supporto fisico e morale».

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