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Messina, De Luca e lo Stretto atto secondo. Ma ora c’è l’assist del Tribunale

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Il sindaco stamattina torna agli imbarcaderi: «No al Super Green Pass per traghettare». Il caso di Reggio Calabria crea il precedente
Messina, Cronaca
Il sidaco De Luca nella sua precedente protesta agli imbarchi

Il caso Messina rischia di essere il precedente a cui aggrapparsi. E Messina, nello specifico, è il cognome dell’agente di commercio palermitano divenuto, improvvisamente, “paladino” di quanti avversano il Green pass e, in particolare, l’obbligo della certificazione verde, nella sua versione “rafforzata”, per attraversare lo Stretto di Messina (stavolta il cognome non c’entra). Non solo: il problema riguarda, in generale, i confini della Sicilia che, essendo un’isola, rende impossibile a chiunque sia sprovvisto di Super Green Pass (con alcuni casi limite, vedi la storia che pubblichiamo sotto) di recarsi in un’altra regione, a differenza di quanti vivono sulla terraferma. Si gioca tutta qui la partita che, ancora una volta, si è intestato il sindaco Cateno De Luca. Il quale ad aprile 2020, in piena prima ondata, bloccava lo Stretto (più a parole che nel concreto) perché le regole per passare le voleva imporre lui, ed oggi, invece, minaccia di farlo di nuovo perché le regole in vigore creano una disparità nazionale e violano, soprattutto, il diritto costituzionale alla continuità territoriale.
Stamattina, intorno alle 9.30, il sindaco tornerà alla Rada San Francesco, l’approdo dei traghetti privati. Probabilmente con tanto di fascia tricolore addosso. Difficile pensare che possa realmente bloccare chicchessia, ma i suoi messaggi, comunque, De Luca li lancerà. Sono gli stessi, grossomodo, che ha messo per iscritto in ben due lettere inviate al presidente del Consiglio Mario Draghi. Concetti che sono stati rafforzati, appunto, dal caso del signor Messina, nomen omen, che dopo essere rimasto bloccato per giorni a Villa San Giovanni perché sprovvisto di Super Green Pass, è stato autorizzato ad imbarcarsi dal Tribunale di Reggio Calabria, previo tampone negativo e con l’obbligo di indossare la mascherina Ffp2. Un pronunciamento che rischia di diventare un clamoroso precedente, al quale, c’è da giurarci, si riferiranno in tanti, in Sicilia, in Sardegna e non solo.

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