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IL SINDACO

Ordinanza De Luca: scuole in dad sino al 23 gennaio. E chiede alla Regione la zona arancione

Richiesta di zona arancione alla Regione e ordinanza di chiusura delle scuole di ogni ordine e grado a Messina fino al 23 gennaio. Sono questi i due provvedimenti del sindaco Cateno De Luca, dopo la riunione di stamattina in prefettura. Ad oggi la normativa prevede che solo in zone arancioni o rosse i sindaci possano disporre la chiusura delle scuole e l'attivazione della Dad. De Luca ha deciso di giocare d'anticipo, emettendo subito L'ORDINANZA, perché «in attesa che le Autorità competenti si pronuncino sulla richiesta di zona arancione, è comunque necessario adottare i provvedimenti indifferibili ed urgenti a tutela della salute pubblica e per il contrasto alla diffusione del contagio».

La dichiarazione di zona arancione da parte della Regione, a questo punto, appare scontata, soprattutto alla luce del PARERE RESO DALL'ASP dopo la riunione di stamattina: «Si condividono – si legge – le proposte all'uopo formulate dal sindaco di Messina e relative sia alla dichiarazione della zona arancione nel territorio della provincia di Messina e sia alla chiusura degli istituti comprensivi e scolastici pubblici, privati e paritari di ogni ordine e grado, ivi compresi gli asili nido, micronido, sezioni primavera e gli asili in casa, per il periodo intercorrente dal 10 gennaio al 23 gennaio 2022, compreso».

Scontati anche gli attacchi al presidente della Regione («si vergogni, il sistema sanitario è al collasso da una settimana»), quindi De Luca ha lanciato, per la prima volta, un messaggio chiaro e netto ai No Vax: «Sono stato il primo a manifestare perplessità circa il mancato obbligo vaccinale. Capisco le perplessità di tutti. Ma ora avete rotto il c... Ora basta. Avevo chiesto la zona rossa, ma non sarebbe stato giusto equiparare vaccinati a non vaccinati. Per questo ho chiesto la zona arancione». Ad allarmare, in ogni caso, è il dato dei contagi: Messina, ad oggi, fa registrare 840 positivi ogni 100 mila abitanti. «Avevo giurato che non mi sarei occupato più di sanità – ha aggiunto De Luca – dopo essere stato lasciato solo per il caso La Paglia. Ma non potevo più stare fermo, di fronte a questo verminaio della sanità».

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