Lunedì, 17 Gennaio 2022
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LA SENTENZA

Messina, la questione Via Don Blasco: il Consiglio di Stato dà ragione al Comune

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Con la sentenza del Cga si chiude definitivamente il caso Rifotras, la società che contestava l’esproprio. Mondello: «È un successo per Messina, le opere pubbliche vanno avanti»

Si chiude con la vittoria del Comune di Messina la spinosa vicenda riguardante il contenzioso sollevato dalla ditta Rifotras, società impegnata nel settore delle autodemolizioni, che si è vista espropriata dei terreni e del fabbricato aziendale, nell’ambito dei lavori di realizzazione della nuova via Don Blasco. Dopo il Tar di Catania, anche il Consiglio di giustizia amministrativa, con sentenza del 10 novembre, ha dichiarato infondato il ricorso in appello che era stato presentato dai legali del titolare della ditta Nunzio Panebianco.
«È una sentenza storica – commenta l’assessore alle Infrastrutture Salvatore Mondello – che rende giustizia al Comune e che mette fine al condizionamento burocratico, che di fatto ha fortemente rallentato i lavori della nuova via Don Blasco. Si chiude quindi una questione molto articolata e delicata, che ci ha visti impegnati in una battaglia di legalità nell’interesse dello sviluppo di Messina. Il rilievo strategico della grande opera è infatti sotto gli occhi di tutti, ed essere riusciti con caparbia a sbrogliare questa intricata matassa, ci rende orgogliosi del risultato raggiunto. Il mio sentito ringraziamento va all’avvocato Arturo Merlo, che ha saputo far valere le ragioni del Comune e a tutti i tecnici interni ed esterni che hanno lavorato in sinergia con l’Amministrazione. Ci siamo impegnati con la convinzione di dover difendere una posta in gioco altissima, ovvero la possibilità di un importante volano di sviluppo per la comunità, rappresentata proprio dalla nuova via Don Blasco, che in ogni caso non deve essere considerata come un punto di arrivo, nonostante la complessità dell’opera, ma una svolta storica per la città, in termini viabili, commerciali e turistici. Oggi ha vinto Messina, e ne siamo fieri».

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