Sabato, 01 Ottobre 2022
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Barcellona e Terme Vigliatore, il “polo termale” finisce venduto all’asta

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Saranno interessati l’intero parco dell’hotel, la piscina all’aperto, le 48 camere originarie

I politici hanno la memoria corta, specie nelle campagne elettorali. Sono trascorsi poco più di 10 anni dai proclami che venivano fatti dagli amministratori comunali di Barcellona e Terme Vigliatore, dal 2010 quando si ipotizzava tra le due sponde del torrente Patrì la creazione di un “Polo termale e delle acque minerali”, che avrebbe unito in un unico progetto di rilancio del turismo termale Barcellona e Terme così come previsto dal piano strategico che ancora oggi traccia le ipotesi di sviluppo futuro del territorio della Città del Longano E oggi nella stessa Terme Vigliatore non si parla più di sviluppo termale, nemmeno in campagna elettorale. Terme non è più la “Città delle Terme” che adesso di fatto non ci sono più, assomiglia sempre più alla città dei vivai.

Svaniscono per sempre, per gli effetti di tre procedure esecutive, il “Parco Augusto” e le Terme alimentate dalle acque curative che sgorgavano dalla “Fonte di Venere” le quali non esistono più. La Regione ha persino revocato la concessione per lo sfruttamento delle acque che alimentavano il complesso termale perché per anni non sono stati pagati i canoni della concessione mineraria. La “Stea spa, Società terme e alberghi” fondata dal cavaliere del lavoro avv. Alberto Perroni, deceduto l'11 settembre 1992, passata di mano, dopo aver subito la bocciatura del concordato preventivo per evitare il fallimento, è infatti in liquidazione volontaria perché oberata dai debiti accumulati dagli imprenditori che avevano tentato il rilancio delle terme, creando un centro benessere con piscina termale, e le banche creditrici che in alcuni casi hanno ceduto i crediti a società finanziarie, hanno intrapreso le procedure esecutive. Tra l'altro sulla gestione della Stea la Procura di Barcellona ha aperto una inchiesta giudiziaria. Le prime due procedure avviate, hanno già ottenuto la vendita senza incanto di buona parte dei beni immobili, spezzettati in lotti, che costituiscono il complesso alberghiero termale denominato Parco Augusto.

Leggi l'articolo completo sull'edizione cartacea di Gazzetta del Sud - Messina 

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