Giovedì, 29 Luglio 2021
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No al Ponte nel Recovery. Ma si sapeva. Bocciato l'emendamento

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Le deputate di Forza Italia Prestigiacomo e Siracusano hanno tentato di inserire un emendamento che non ha avuto fortuna

Ci sono notizie che diventano non notizie e viceversa. Ieri le agenzie di stampa hanno dato un lancio: «Non passa la proposta di inserire il Ponte sullo Stretto tra le opere con procedura semplificata e accelerata previste nella lista del dl Recovery». E la notizia non era e non è falsa. L’emendamento, firmato dalle deputate Stefania Prestigiacomo, Matilde Siracusano e Giusi Bartolozzi, è stato affettivamente, in un primo momento accantonato e poi non ha superato l’esame notturno delle Commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera, dove invece si è deciso di considerare prioritari e commissariare una nuova serie di progetti: dalla strada Tirrenica alla cittadella della Giustizia di Bari. Conclusione logica: ancora niente da fare per il Ponte sullo stretto.
Ma la notizia diventa una non notizia, perché si sapeva già che il Ponte sullo Stretto non sarebbe mai stato finanziato con i fondi del Recovery Plan. Lo avevano detto i vari ministri del Governo Draghi e poi lo hanno deciso a Roma, con giustificazioni molto deboli, ma “vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”, direbbe Dante a Caron dimonio dagli occhi di bragia. E non è una citazione a caso, visto che si parla di Stretto: Caronte era il “traghettatore” delle anime destinate all’inferno...
E allora cosa è accaduto di nuovo? Per ammissione delle stesse deputate firmatarie dell’emendamento, si è cercato di “forzare” la mano, inserendo la realizzazione del Ponte quale opera di collegamento viario e ferroviario tra l’Isola e il Continente. Prestigiacomo, Siracusano e Bartolozzi sapevano benissimo che la proposta non sarebbe passata ma ci hanno tentato egualmente, nell’ottica di mantenere sempre alta l’attenzione sul tema, vista la battaglia portata avanti dalle deputate forziste e da altri ampi schieramenti della maggioranza che sostiene il premier Draghi.

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