Venerdì, 17 Settembre 2021
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RIFIUTI

Messina, caos sulla delibera Tari. L'ira della Giunta: "Città in ostaggio". Il Pd: "Aumenti ingiustificati"

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La richiesta di posticipare l’argomento è arrivata dal consigliere Massimo Rizzo

Nuovo posticipo della trattazione della delibera sulla Tari 2021. Il Consiglio comunale, dopo una lunghissima fase di definizione delle procedure, ha deciso di posticipare alle 19 di oggi la trattazione della delicata proposta da parte dell'Amministrazione.

La richiesta di posticipare l’argomento è arrivata dal consigliere Massimo Rizzo, giustificata dal fatto che il Consiglio dei Ministri oggi pomeriggio dovrebbe a sua volta spostare al 31 luglio il termine ultimo per l’approvazione della Tari che è fissato proprio al 30 giugno. In ogni caso il fronte del sì appare particolarmente risicato, come dimostrano i soli quattro voti contrari alla mozione di Rizzo.

A pesare è certamente l’impennata del 9% medio dei costi della Tari a fronte di un aumento di oltre 6 milioni del piano economico presentato da Messina Servizi. Sono pochi i consiglieri pronti ad avallare una crescita così sensibile di uno dei tributi che più Pesano sui cittadini.

La risposta dell'Amministrazione

"Il Consiglio Comunale ingessato in becere manovre politiche - scrivono il vicesindaco Carlotta Previti e l'Assessore Dafne Musolino - tiene in ostaggio la città di Messina sacrificando il diritto dei cittadini di avere una città sempre più pulita attraverso il potenziamento del servizio di raccolta rifiuti e spazzamento delle strade sull’altare di un’azione politica strumentale e vanagloriosa determinando la possibilità dell’insorgere di debiti fuori bilancio e la conseguente contestazione da parte della Corte dei Conti per danno erariale. La tattica attendista del Consiglio Comunale che oggi, con il solo voto contrario dei consiglieri del Gruppo Misto Serena Giannetto, Francesco Cipolla, Nello Pergolizzi, Salvatore Serra, ha deciso di sospendere i lavori d’aula fino alle 19 in attesa che il Consiglio di Ministri si pronunci sulla proroga al 31 luglio 2021 del termine per l’approvazione del Piano Economico Finanziario, dimostra l’assoluta inconsistenza politica di quei consiglieri che hanno dichiarato di non avere avuto il tempo necessario per approfondire la delibera che era stata presentata 5 giorni fa e ampiamente discussa e approfondita nelle commissioni competenti (bilancio e ambiente) nei precedenti giorni di lunedì e martedì.

Questi consiglieri, così impegnati a far altro da non avere trovato il tempo, nei 5 giorni precedenti per studiare e approfondire la delibera, hanno preannunciato di volersi avvalere della eventuale proroga che il Consiglio dei Ministri ha comunicato di volere concedere fino al 31 luglio per l’approvazione del PEF, commettendo un errore che denota la loro assoluta mancanza di serietà nello svolgimento del loro impegno civico. La proroga che il CdM pare abbia intenzione di concedere è infatti destinata ad aiutare quei Comuni che non sono arrivati in tempo a predisporre il PEF, ma non avrebbe dovuto avere alcun effetto per quegli Enti, come il Comune di Messina, che dimostrando serietà ed efficienza, avevano già pronto il Piano, munito dei relativi pareri di legge e degli enti di controllo (ARERA e SRR).

La mancata approvazione del PEF 2021- come spiegato in Aula - provocherà gravi danni al servizio, impedendo alla Società di potenziare l’organico per lo spazzamento e la scerbatura, mantenere i livelli occupazionali necessari a raggiungere la quota del 65% di Raccolta Differenziata (obiettivo di legge) necessario ad innescare il meccanismo virtuoso che consentire l’applicazione della tariffa puntuale grazie alla quale ogni cittadino pagherà per la quantità effettiva dei rifiuti che produce. Inoltre, e non meno importante, senza l’approvazione del PEF 2021 tutte le spese necessarie all’esecuzione di interventi di tutela ambientale (rimozione discariche, bonifica siti inquinati, pulizia e rimozione rifiuti torrenti e spiagge) compresi gli interventi da effettuare in emergenza graverebbero sul bilancio comunale determinando l’insorgere di debiti fuori bilancio e la conseguente contestazione da parte della Corte dei Conti per danno erariale. Nonché la mancata approvazione del PEF comporterà l’impossibilità per la società di procedere alla nomina del suo direttore generale in un momento così strategico per il raggiungimento degli obiettivi prefissati".

Il Partito Democratico non ci sta: "Aumento ingiustificato delle tasse, dobbiamo vigilare"

Il “Piano economico finanziario Tariffe tassa smaltimento rifiuti urbani”, una delibera di 146 pagine predisposta dalla Giunta, arriva in aula il giorno stesso della scadenza accompagnata da “pressioni mediatiche” per approvarla subito. Il Partito Democratico non intende rinunciare al proprio ruolo in consiglio comunale, avendo come unico obbiettivo evitare l’aumento ingiustificato e delle tasse sui cittadini in una situazione di crisi generalizzata come quella attuale. Ma facciamo quattro conti: nel 2018, in campagna elettorale, il sindaco prometteva un risparmio del 30 per cento della TARI, una volta estesa a tutta la città la raccolta differenziata. Bene nel 2018 (così come sostanzialmente dal 2013 al 2017) la TARI valeva poco meno di 49 milioni. Quest’anno, completata la raccolta differenziata su tutto il territorio comunale, poi magari vedremo come, ci aspettavamo una TARI di 34 milioni (30% in meno di 49 milioni). Invece la proposta dell’amministrazione è aumentarla a 54.180.780,00, quasi 20 milioni più del promesso, altro che 9 per cento di aumento, siamo oltre il 58 per cento.

Detto questo ci pare evidente che il sistema abbia fallito su tutti i fronti: da quello della qualità del servizio, che è sotto gli occhi di tutti, a quello delle procedure amministrative. L’utilizzo sistematico del subappalto, politicamente è un fallimento, può essere legittimo, ma di fatto è una “privatizzazione non desiderata” del servizio, peraltro in un settore “delicato e contiguo” alla criminalità organizzata, con il rischio, anzi vista la proposta, con la certezza, di un aumento dei costi. Ovviamente l’amministrazione giustifica il maggior tributo con gli accantonamenti previsti dalla legge (non dicendo che sono dovuti alla inefficienza nella riscossione), piuttosto che con l’inerzia della Regione nel trovare soluzione per smaltire l’indifferenziato e l’umido, ovvero con l’incremento dei costi per le nuove assunzioni, 70 nel 2020 e 128 nel 2021 (anche queste non prevedibili nel 2018?, anche queste necessarie?) ma nulla dice dell’appalto di 20 milioni ai privati. Insomma se la Regione ha colpe il Comune non è da meno, infatti, si è andati avanti, senza una visione generale condivisa, col risultato che la città è sporchissima offrendo ai turisti uno spettacolo indecoroso, che gli esercenti espongono per strada, anche al centro, mega bidoni puzzolenti, per non parlare dei condomini, privi di adeguati spazi, che sono costretti a pagare, oltre alla Tari aumentata, un “supplemento” per il servizio di esposizione e ritiro dei mastelli.

Tutto questo perché, ostinatamente, si è rifiutato il dialogo, ostinatamente non si è voluto investire in tecnologia, ostinatamente non si sono volute predisporre mini isole ecologiche nel territorio cittadino e allo stesso tempo si disincentiva l’uso di quelle esistenti. Insomma non si possono chiedere sacrifici ulteriori ai cittadini e tollerare l’incapacità di offrire un servizio decente o di far emergere l’evasione in modo serio".

 

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