Martedì, 17 Maggio 2022
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L'INTERVISTA

La prefetta Librizzi lascia Messina, il bilancio: "Presenza forte dei sistemi mafiosi"

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Dopo tre anni passati in riva allo Stretto la prefetta Maria Carmela Librizzi lascia Messina per andare a Catania e traccia un bilancio: i progetti portati avanti, la lotta alla mafia, il periodo molto difficile del lockdown
Maria Carmela Librizzi, Messina, Cronaca
Il prefetto di Messina Maria Carmela Librizzi

In Prefettura c'è un'atmosfera come ovattata in mattinata, la rarefazione del covid non ha risparmiato nemmeno questo grande palazzo pieno di uffici che si affaccia sul mare. D'altri tempi sarebbe stato diverso, la normalità dimenticata era un andirivieni continuo. La prefetta Maria Carmela Librizzi tra qualche giorno lascerà Messina per trasferirsi a Catania, ha trascorso nella nostra città tre anni non certo facili. Con lei, su un divano del grande salone intitolato a Graziella Campagna proprio per sua volontà, tentiamo un bilancio del suo “tempo messinese”.

- Come sono stati questi tre anni?

«Veramente intensi, i primi mesi sono stati ovviamente di approccio col territorio andando nelle scuole, facendo venire qui i ragazzi, ma soprattutto avendo questo confronto costante con le associazioni, organizzando manifestazioni, per far vivere il “palazzo” a quella che è la comunità. È chiaro che poi in questo frangente s'è inserito l'anno del lockdown, che è stato molto difficile e complesso, che ci ha posto di fronte a situazioni assolutamente imprevedibili. Ma anche ad un impegno che è stato veramente straordinario, molto partecipato devo dire, nel corso del quale abbiamo dovuto lavorare pur dovendo adattarci a quelle che erano le richieste che venivano dagli uffici, penso allo smart working, insomma con grandi difficoltà d'organizzazione. Ma devo dare atto che il personale ha continuato a lavorare, ed abbiamo portato avanti le competenze che ci erano state demandate».

- Ha realizzato tutto quello che aveva pensato o c'è qualche progetto che le sta a cuore e lascia a chi le succede?

«Ci sono tante cose che si potevano fare e che con questa interruzione non si sono realizzate. Un mio grande rammarico è il fatto di non aver mantenuto l'impegno di essere andata in tutti e 108 i comuni della provincia, ne ho visitati una quarantina circa ma poi con il “blocco” ci siamo dovuti fermare... tante altre cose si sarebbero potute approfondire meglio, per esempio avevo previsto un osservatorio con l'Università sull'analisi della situazione socio-economica della provincia post covid, abbiamo lavorato con i docenti ma non siamo riusciti a portarlo a termine, abbiamo fatto però partire un questionario alle famiglie per capire come era stato vissuto il periodo, ed ora è in corso l'acquisizione dei dati. Ci tenevo molto, pensavo ne potesse venire fuori un documento utile per aspetti anche di carattere economico».

- Secondo lei come è stata gestita l'emergenza covid in città e in provincia, gli ultimi fatti che riguardano l'Asp sono emblematici della grande disorganizzazione emersa. Si poteva fare di più? Ci sono state troppe falle?

«È chiaro che tutti ci siamo dovuti improvvisare in un'attività che non aveva precedenti, anche l'organizzazione di un ufficio come la Prefettura, le modalità di approccio, anche lo stesso fatto di dover dialogare in videoconferenza, sono tutti aspetti molto particolari. Sicuramente in tutto questo coloro che sono stati impegnati possono aver avuto difficoltà e anche criticità nell'approccio, però credo che l'impegno sia stato globale, di tutti. In definitiva è l'elemento emergenziale che ci ha trovati impreparati ad affrontare una situazione critica, quindi abbiamo dovuto costruire un approccio strada facendo».

- Ecco, e col senno di poi cosa ha insegnato alla Prefettura questa emergenza?

«Intanto adesso abbiamo acquisito maggiori competenze, per esempio anche all'interno degli uffici. Ora sappiamo quello che dobbiamo fare, di fronte a nuovi eventi sappiamo cosa mettere in campo e come ci dobbiamo tutelare, che è un altro aspetto importante. E non dimentichiamo che abbiamo fronteggiato tutte le varie tipologie di “colori”, compreso il rosso. Ora che è arrivato il nuovo Dpcm noi abbiamo già uno schema di operatività ben preciso, modulabile, che si adatta a seconda della curva di contagio».

- C'è qualcosa che l'ha particolarmente colpita in tutta questa vicenda?

«Beh, questa sensazione all'inizio... di una sorta di resistenza alle regole, come se fosse un atto di sfida non seguirle, c'era quasi una forma di reazione alla costrizione, cosa che invece poi, pian piano, è cambiata. Sebbene ci siano alcuni episodi anche oggi la gente man mano ha preso maggiore consapevolezza della situazione».

- Oggi ha presieduto il suo ultimo Comitato per l'ordine e la sicurezza, che situazione c'è a Messina da questo punto di vista?

«Oggi abbiamo parlato per esempio della viabilità connessa all'Hub vaccinale della Fiera, a tutta la situazione legata all'afflusso che si può registrare, il Comune ha previsto una viabilità specifica, e poi abbiamo fatto riferimento al nuovo Dpcm. Ormai abbiamo uno schema che ci consente di modularci in base alle esigenze per quel che riguarda i controlli, un'ossatura rimane sempre, poi possiamo intensificarli, ivi compreso l'impegno dei militari e dei vigili urbani».

- Parliamo dei rapporti con il sindaco De Luca che non sono stati mai idilliaci, anzi in determinati frangenti ci sono state forti contrapposizioni... insomma se ne va da “separata in casa” o no?

«Allora guardi... io ho mantenuto sempre nei confronti del sindaco e dell'amministrazione comunale un approccio istituzionale, abbiamo collaborato nei tre anni. Evidentemente nel periodo del lockdown c'erano delle posizioni sostenute dal sindaco che non trovavano riscontro in alcuni casi nel Dpcm e ho dovuto adottare provvedimenti con cui è stato invitato a modificarle... diciamo che ho dovuto annullare alcune sue ordinanze. È chiaro che il mio approccio nei confronti del sindaco è stato sempre istituzionale, quindi anche nei periodi di maggior criticità il mio raffronto con il sindaco è stato sempre per cercare di andare avanti, nell'interesse della comunità».

- Vi salutate prima di andare via?

«Ma guardi che noi siamo in buoni rapporti, abbiamo ripreso completamente le nostre comunicazioni».

- Quale è secondo lei la realtà delle infiltrazioni mafiose a Messina e nella sua provincia, in questi tre anni che impressione ha avuto da questo punto di vista?

«Intanto c'è stato senza dubbio lo scioglimento per mafia di due comuni nella nostra provincia che ci ha coinvolto parecchio, poi c'è stato da parte nostra questo impegno fortissimo nel cercare di costruire una coscienza antimafia forte, soprattutto tra i giovani. Le cito poi la progressione delle interdittive antimafia, che da 9 nel 2018 sono passate a 22 nel 2019 e sono state ben 34 nel 2020, e fino ad oggi, nel 2021, sono 8. Quindi si tratta di ben 72 interdittive antimafia, che è un numero considerevole, per capirci. Sicuramente quindi c'è una forte presenza mafiosa nelle tre aree della provincia, tra la città, la zona tirrenica e quella ionica, anche con peculiari differenze, poi ci sono i Nebrodi, ognuno ha una sua caratterizzazione. C'è la presenza di organizzazioni criminali che tentano di infiltrarsi nell'attività economica e anche nell'attività economica lecita, attraverso il riciclaggio. Però c'è da dire che a fronte di questo c'è un fortissimo impegno da parte della magistratura e delle forze dell'ordine. Nel periodo che io ho vissuto qui abbiamo avuto tantissime operazioni che hanno dato dei colpi durissimi alle organizzazioni mafiose, che hanno ricostruito il loro modo di operare e i legami con l'hinterland palermitano e quello catanese. I risultati che sono stati conseguiti sono importanti. È chiaro che le organizzazioni criminali tentano sempre di risollevarsi, però l'attenzione e il percepire per tempo le modalità di riorganizzazione dei clan è un impegno costante che vedo da parte di tutti».

- Cosa le rimane di Messina dentro?

«Guardi, per me è stata un'esperienza veramente gratificante, si è lavorato tanto. Chiaramente si può sbagliare, ci sono state magari delle dimenticanze, e non si può trovare riscontro da parte di tutti per un tipo di atteggiamento che adotta il prefetto. Ma io ritengo di aver messo nella mia attività tutto l'impegno possibile, supportata devo dire in modo straordinario e unico dalle forze dell'ordine e dai loro vertici, con i quali c'è una assoluta sintonia... ecco... parlare con una voce sola... essere coesi, essere una “squadra Stato” ad affrontare tutto, questa è la cosa che mi porterò dentro come esperienza unica. Per il resto ho forte il ricordo di tutti i ragazzi che sono venuti in Prefettura, delle scuole, dei disabili che abbiamo coinvolto anche in cerimonie che non erano proprio dedicate a loro, ricordo per tutte la cerimonia d'intitolazione di questo salone a Graziella Campagna... abbiamo fatto bellissime manifestazioni con i ragazzi».

- Se dovesse definire Messina come città, o dare un consiglio ai messinesi da “osservatore esterno”...

«Guardi, Messina è una città splendida, ha questo mare che l'abbraccia, e come ho detto tante volte è necessario che queste sue bellezze siano sempre più sviluppate, credo che questa sia la fonte di ricchezza per la città e la sua provincia, penso al turismo, bisognerebbe sviluppare questa bellezza del mare, il mare è fonte di ricchezza».

- Quindi anche lei è per non ricostruire il Teatro in Fiera alla Passeggiata a mare, visto che per ora il dibattito è forte?

«Devo dire la verità, sarà una delle mie pecche ma non sono mai entrata alla Fiera, quindi non saprei dirle. Però il mare ha tante potenzialità, c'è una Passeggiata che è meravigliosa, avere la possibilità di vivere e di rivolgere lo sguardo da qualsiasi parte, e vedere il mare, credo che questa sia la vostra grande fortuna».

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