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Coronavirus, il racconto del docente messinese D’Angelo: in Brasile situazione tragica

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coronavirus, Messina, Cronaca
Biagio D’Angelo

Fa paura la variante brasiliana del Covid-19, che è stata registrata anche in Italia. Il Brasile è fra i paesi più colpiti dalla pandemia e ora è ancora più flagellato dalla variante proveniente dalla città di Manaus, capitale dell’Amazzonia, epicentro della nuova ondata. Ma tutto il Brasile è nel caos e stremato per la disordinata gestione della pandemia. La città più vicina a Manaus è Brasilia, la capitale, dove vive da tempo il messinese Biagio D’Angelo, che ci racconta il dramma in corso e la sua storia. Il professore, in Brasile da 10 anni, si è trasferito all’Università di Brasilia, dove attualmente è professore di Teoria dell’Arte. Nel paese sudamericano è approdato dopo aver vissuto esperienze lavorative in altri paesi, come la Russia, il Belgio, il Perù e l’Ungheria. Vanta una intensa attività di studi e convegni in tutto il mondo.

- Quando e come si è diffusa la pandemia in Brasile?

«È arrivata a marzo come in Europa. La prima città ad essere colpita è stata San Paolo, megalopoli di venti milioni di abitanti e attiva in scambi commerciali, quindi più esposta. Non c’è stato un lockdown generale nel Paese, ma solo parziale e a singhiozzo. Il Brasile è enorme, era difficile bloccarlo totalmente. La pandemia ha raggiunto il picco in giugno».

- Come è stata gestita questa emergenza a livello sanitario?

«Io credo malissimo! Il presidente Bolsonaro è negazionista, sminuisce l’importanza dei mezzi di protezione e, nega, persino le morti. Non parla alla nazione, non comunica. Ha fatto dimettere il primo ministro alla Salute, Luis Mandetta perché troppo “mediatico”, il secondo, Nelson Teich, perché non avallava le scelte del governo. Dopo un vuoto di un mese e mezzo, è stato nominato il gen. Pazuello, di origini italiane, il quale stava per recuperare un minimo di politica sanitaria, quando è scoppiato il caso Manaus e la nuova ondata. Oggi il Paese è al settanta per cento zona rossa. Alcuni governatori statali, come Doria a S. Paolo, hanno preso provvedimenti, come la quarantena, in contrasto con il governo. Il punto è che la gente non ha punti di riferimento affidabili ed è confusa pure sull’uso, molto strumentalizzato, delle protezioni».

- Come procede il piano vaccini?

«Un terreno minato, anche questo, a S. Paolo in collaborazione con Oxford, è stato approntato un vaccino che il governo non approva perché viene da una regione antagonista. Il problema è serio, si deve vaccinare una popolazione di 550 milioni di abitanti! In questo momento fra mille ritardi si sono vaccinati in pochi e, più che altro, nello stato di S. Paolo».

- Come è limitata la sua vita professionale e personale?

«Vivo un tempo di stress, per l’università lavoro in home office, con un’affluenza di studenti bassissima, per povertà molti non hanno i computer o hanno una connessione insufficiente con il cellulare. Io ho due classi di studenti, oltre i dottorandi, le matricole sarebbero 50 ma frequentano in 25 e on line solo in 7 o 8».

- Vive ogni tanto momenti di tranquillità?

«Attraverso la rete, con un gruppo cattolico di amici, ci troviamo su Zoom a bere un calice di vino o a partecipare ad incontri, i sarau, in cui ognuno fa qualcosa di bello, l’ultima volta ho parlato della Notte stellata di Van Gogh, con una poesia di Leopardi. E poi faccio i dolci, la mia passione, ne tengo una fetta per me, il resto lo regalo agli alunni che vengono a prenderli con la macchina e poi li condivido sul mio blog (www.gloggtheblog.com) in cui mi occupo di cucina internazionale».

- Cosa ha imparato da questo tempo sospeso?

«Spero possiamo superare questa circostanza dolorosa, ma imparare qualcosa. La solitudine è brutta e bella, brutta perché nessuno è fatto per stare da solo, ma può essere bella se capisci quali sono i tuoi desideri più profondi, i tuoi punti vitali, gli affetti veri che reggono il sistema della vita. Leggevo sul Time che questo è un anno da cancellare, no, non si può, perché ha segnato indelebilmente la nostra vita».

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