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LA SENTENZA

Messina, banconote false a parroco di S. Teresa. Condannato a 3 anni

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Protagonista della vicenda un uomo di 41 anni di Adrano, Roberto Scarpato. I fatti risalgono a 4 anni fa

È l’estate del 2017: un uomo si presenta in una chiesa di Santa Teresa di Riva e, dopo aver avvicinato il parroco, gli chiede di cambiare una somma di denaro in banconote con l’equivalente in monete. Subito dopo il sacerdote si rende conto che le banconote sono false ma l’uomo si è già allontanato. Il parroco sporge denuncia, il truffatore viene identificato e otto mesi dopo finisce in carcere. Ne nasce un processo che si protrae fino al terzo grado di giudizio e adesso è arrivata la sentenza definitiva di condanna.
Protagonista della vicenda un uomo di 41 anni di Adrano, Roberto Scarpato, che nell’agosto di quattro anni fa prese di mira la chiesa Madonna di Portosalvo nel quartiere Barracca, consegnando al parroco, don Agostino Giacalone, cinque banconote false per ottenere in cambio la corrispondente somma in monete, pari a 510 euro. La Corte di Cassazione, al termine del giudizio, lo ha condannato a tre anni e venti giorni di reclusione, oltre a 400 euro di multa, per i reati di evasione, truffa e messa in circolazione di monete false, questi ultimi ai danni del prete con l’aggravante di aver commesso il fatto contro un ministro del culto cattolico. L’evasione è stata invece contestata perché l'imputato era uscito dalla propria abitazione mentre era agli arresti domiciliari.
Gli ermellini della Quinta Sezione hanno rigettato il ricorso presentato dall'avvocato del quarantunenne, giudicandolo complessivamente infondato e condannandolo al pagamento delle spese processuali, contro la sentenza del 14 ottobre 2019 della Corte d’appello di Messina, mentre il verdetto di primo grado era arrivato il 20 settembre 2018. Scarpato, venditore ambulante, venne arrestato nell’aprile 2018 dai carabinieri della Stazione di Santa Teresa, ai comandi del luogotenente Maurizio La Monica, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip su richiesta della Procura. Dopo la denuncia presentata da padre Giacalone, che aveva spiegato di essere stato vittima di un raggiro da parte di uno sconosciuto, i militari dell'Arma avevano acquisito le immagini di diverse telecamere di videosorveglianza a S. Teresa di Riva e in tutto il comprensorio ed avevano sentito numerosi testimoni in grado di riferire sull’accaduto, riuscendo così a risalire al catanese, all’epoca dei fatti 38enne, che nonostante fosse ai domiciliari era evaso per organizzare la truffa. Il difensore ha tentato in Cassazione di far cadere l’aggravante di aver agito contro un sacerdote, in quanto a suo dire la condotta di reato non era collegata all'esercizio del culto, benché il denaro provento della truffa, secondo il parroco, era riferibile alle offerte dei fedeli e destinato ai parrocchiani. I giudici hanno invece evidenziato come Roberto Scarpato «si è rivolto non a caso al sacerdote in ragione della sua funzione e, per mettere in atto la truffa, ha sfruttato le circostanze dell'essere la vittima un ministro di culto, qualità che ha concorso a determinare il reato cosiì come realizzato», e che «i proventi delle elemosine rappresentano un servizio tipico del ministero cattolico, funzionale ad attendere alla cura di poveri e bisognosi, grazie alle modalità con le quali queste vengono normalmente elargite (monete di piccolo taglio delle quali è necessario ordinariamente il cambio per una migliore spendita e fruizione)». Dunque conferma del verdetto di appello e condanna definitiva.

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