Lunedì, 27 Settembre 2021
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LA FIGLIA RACCONTA

Coronavirus Messina: "Il calvario nel calvario di mia madre. Morta ancor prima di essere intubata»

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Il diabete, il carcinoma e poi il virus che le è costato la vita
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Un reparto di terapia intensiva per pazienti affetti da coronavirus

«L’aspetto più drammatico di questa malattia è il terrore della solitudine che vivi in ospedale e il senso d’impotenza dei familiari». Un calvario nel calvario quello di Pina, 69 anni, deceduta al Policlinico per Covid. A raccontarcelo la figlia Carmen. L’ultima telefonata fatta, qualche giorno prima era stata proprio a lei: «Aveva bisogno di sentirmi, riuscivo sempre a rincuorarla».

L'inizio del calvario

Un calvario iniziato a fine luglio, quando la signora accusa forti dolori alle gambe e difficoltà che non le permettevano di camminare; i familiari decidono di sottoporla a consulenza al Policlinico, dove le viene diagnosticata una neuropatia diabetica. Dimessa con una terapia domiciliare, la stessa notte cade e si frattura la spalla destra. Trasportata alla Cot, viene immobilizzata e mandata a casa; di fronte all’impossibilità di gestirla però, la figlia si reca con lei al Piemonte: da qui, dopo uno screening di massima che riconferma la diagnosi di neuropatia diabetica, viene trasferita a villa Contino per un trattamento prolungato di fisioterapia. «In nessuno dei presidi – precisa Carmen – mamma è mai stata sottoposta a esami specifici». Sei settimane di degenza durante le quali Pina più volte manifesta alla figlia il desiderio di tornare a casa perché «non si sentiva trattata bene».

Cure inefficaci

«Ho perso dieci anni di vita», le diceva con la voce rotta dal pianto. La fisioterapia non sortisce gli effetti sperati e i familiari, sempre più demoralizzati, riportano la signora alla Cot dove una gastroscopia rivelerà la presenza di un carcinoma allo stomaco. Il giorno prima di essere dimessa e trasferita a Villa Salus per un intervento chirurgico, risulta positiva al Covid. Era stata sottoposta a tampone a seguito del caso di un operatore sanitario. Viene ricoverata al Policlinico, prima in medicina interna e poi in pneumologia, nel reparto Covid. Il 9 novembre era riuscita a parlare l’ultima volta con la figlia; «Mamma non parlava bene, biascicava le parole, probabilmente per la mancanza di ossigeno al cervello; il medico sosteneva fossero gli effetti della prolungata ospedalizzazione». Pina è morta prima di essere intubata; «Se fossero riusciti a fare subito una diagnosi precisa, forse si sarebbe salvata», afferma Carmen che da quel giorno non riesce a darsi pace. L’unica consolazione è il calore del personale sanitario ricevuto alla pneumologia del Policlinico. «Dietro ogni paziente c’è una persona con la sua dignità, ma questo purtroppo spesso nelle strutture sanitarie non è compreso», conclude Carmen che ha voluto condividere con i lettori «l’amarezza di quest’esperienza di solitudine, affinché nessun’altro più debba viverla!».

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