Mercoledì, 27 Ottobre 2021
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FINANZA

Evasione fiscale da 15 milioni a Messina, sequestro per un imprenditore

La guardia di finanza di Messina dopo mesi di indagini ha scoperto una maxi frode fiscale che secondo l’accusa ha permesso al noto imprenditore Antonino Giordano di evadere complessivamente oltre 15 milioni di euro tra Iva, imposte sui redditi, sanzioni e interessi.

Da questa indagine nasce il sequestro richiesto dalla Procura e accordato dal Gip, del valore di 6 milioni e mezzo di euro, che è stato eseguito in nottata dalle fiamme gialle nei confronti del costruttore.
L’attività investigativa degli specialisti del Nucleo di polizia economico-finanziaria ha consentito di acquisire una serie di elementi indiziari sulla frode fiscale, che sarebbe stata orchestrata  avvalendosi di ben 13 aziende, alcune con sede a Messina e altre solo formalmente dislocate sull’intero territorio nazionale.

Si tratta di “un vorticoso giro di trasferimenti finanziari” realizzato anche con l’impiego di una cosiddetta “testa di legno”, tra le varie società che costituiscono un importante gruppo, con al vertice il noto imprenditore messinese 52enne Antonino Giordano, e poi il fratello 49enne Giacomo Giordano, già coinvolti in passato nell’inchiesta “Tekno”.

Un gruppo che da anni opera in parecchi settori commerciali: edilizia, pulizie, trasporti, alberghiero, ristorazione e grande distribuzione.

In concreto i finanzieri hanno effettuato un’analisi comparata dei flussi bancari e della documentazione amministrativo-contabile della società madre e delle imprese satellite, dove confluivano le risorse finanziarie dirottate.

Secondo l’ipotesi investigativa sarebbe stato attuato un “complesso schema ideato per frodare le casse dell’Erario”.

Il sistema prevedeva il trasferimento di ingenti somme di denaro intercompany dai conti correnti della società debitrice del fisco - peraltro, all’epoca, titolare di un appalto da 13 milioni di euro con un importante ospedale del Nord Italia per il servizio di pulizia e sanificazione -, ai conti correnti delle altre società del gruppo. E così venivano completamente svuotate  le casse e risultava “azzerata” la solidità finanziaria.

Ma c’è di più. Secondo i finanzieri il ramo d’azienda che si stava occupando dell’appalto ospedaliero è stato oggetto di cessione ad una nuova società, sempre riconducibile allo stesso gruppo, ma per la cifra irrisoria di 20mila euro. Fatti “sparire” quindi i soldi e un ramo d’azienda particolarmente redditizio, la procedura di riscossione coattiva per i debiti accumulati con il fisco è stata definitivamente compromessa.

© Riproduzione riservata

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