Martedì, 19 Gennaio 2021
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LA NOTA

Alla ricerca del tempo perduto

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Se fossimo in un altro mondo potremmo chiuderci nei silenzi, quelli che si toccano e interrogano le coscienze. Quelli che spronano a riflettere senza parole, troppo spesso massacrate da un abuso violento, sconsiderato e irresponsabile. I silenzi che meriterebbe il corpicino straziato di Gioele, vita dilaniata da una tragedia che non ha avuto neanche il tempo di compiersi, subito sommersa dal frastuono delle interpretazioni, degli scenari che si sono accavallati, pestati e sconfessati, carambolando in un vicolo cieco. Senza un filo logico.

Però abbiamo imparato che dalle formiche si può risalire ai tempi della morte, che i cani molecolari fiutano cadaveri a tre miglia di distanza, che ci sono satelliti, Gps e altre magiche tecnologie che intercettano un capello anche in una notte senza stelle.

L'unica cosa su cui ci sembra lecito interrogarci è come siano state “impostate” le ricerche che addirittura hanno immaginato un raggio di 500 ettari, cioè cinque chilometri quadrati per una donna fragile e spaventata con un bimbo di 4 anni in braccio. Per carità, sforzi e sacrifici impagabili, impegno senza tregua, senso del dovere. Ma qualcosa sembra - e ciò è nella percezione collettiva - non aver funzionato. Sì, diciamolo senza urtare la generosità istituzionale e investigativa con la quale è stata affrontata questa tragedia, suggellata da una drammatica “beffa”, quella di un carabiniere in congedo che in poche ore - dopo 16 giorni di ricerche a vuoto - mette fine a un enigma angosciante. Un giallo che ipotizzava persino il sequestro di persona, oscillando tra ricostruzioni fumose e misteri insondabili, tanto da lasciar spazio alla sensitiva interpellata dalla famiglia.

E allora, a prescindere dalle derive tossiche dei social, sarebbe doveroso non eludere debolezze, ritardi e tentennamenti che hanno segnato questa storia, tanto da spingere il forestale in tv ad ammettere che nella prima fase, quella delle 48 ore decisive (come da manuale del buon investigatore), non era chiara la ragione che aveva spinto Viviana a scomparire con il bambino. Una falsa partenza che forse ha allungato i tempi di reazione, trascinando un velo di ambiguità che ha offuscato gli orientamenti.

Non è una caccia alla responsabilità, ma un'analisi dalla quale ricavare motivi di riflessione, accogliendo le osservazioni critiche. Senza arroccarsi nelle proprie convinzioni, ma con la consapevolezza di rendere più credibile il ruolo delle Istituzioni.

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