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AGRIGENTO

Femminicidio a Furci, nuovo interrogatorio per lo studente calabrese De Pace

di
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Lorena Quaranta

Un nuovo interrogatorio. Che lui stesso ha richiesto. Ma che ha diradato forse ancora poche nebbie su quei drammatici momenti. Lo schermo della videoconferenza dal carcere di Gazzi si è nuovamente riacceso l'altra mattina per ascoltare il 27enne Antonio De Pace, lo studente calabrese che ha ucciso la fidanzata 27enne Lorena Quaranta, laureanda in Medicina, in un'abitazione di Furci Siculo, nella notte tra il 30 e il 31 marzo scorsi, al termine di una violentissima lite. De Pace è in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato dalla convivenza e dai motivi abietti e futili. È stato lui stesso a chiedere dal carcere di essere nuovamente ascoltato dal magistrato che sta indagando sul femminicidio, il pm Roberto Conte.

E l'altra mattina l'interrogatorio si è svolto, da remoto. Ad assistere De Pace c'era l'avvocato Ilaria Intelisano, che lo difende insieme al collega calabrese Bruno Ganino. Il faccia a faccia è andato avanti per circa un'ora e mezza, nel corso della quale l'infermiere che è iscritto alla facoltà di Veterinaria di Messina ha aggiunto qualche piccolo tassello alla ricostruzione di quella nottata agghiacciante nella palazzina bianca e gialla di via delle Mimose. Ma è rimasto ancora troppo vago rispetto al “movente”, al “perché” di questa incontrollabile e devastante furia omicida. Ammesso che serva a qualcosa saperlo, la povera Lorena è tornata a casa dentro un “pezzo di legno bianco” a Favara. De Pace, comunque, ha nuovamente ribadito di aver ucciso la povera ragazza strangolandola, e ha parlato poi genericamente di alcune «ansie» che avevano, legate alla situazione della pandemia.

L'articolo completo sulla Gazzetta del Sud, edizione di Messina

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