Sabato, 25 Settembre 2021
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LA STORIA

Arber, il medico italo-albanese di Patti: "Voglio dare il mio contributo contro il Covid"

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Fu la prima ondata massiccia di un grande esodo, quello dei primi anni Novanta, quando tantissimi albanesi raggiunsero l'Italia scappando da una crisi economica terribile e dalle macerie della dittatura comunista. Il Belpaese appariva il porto sicuro dove ricominciare a sognare. Ma non era tutto rose e fiori perché per molti di quegli uomini e quelle donne significava ripartire con sacrificio lontano da casa. Tra questi, non subito, esattamente nel 1992, c'erano Ismete Selmanaj Leba e suo marito Dashamir. Entrambi ingegneri. Lei, che si sarebbe affermata nel nostro paese come scrittrice, in grembo, portava proprio il suo primogenito Arber, nato a Patti, oggi ventiseienne che si reputa figlio di due culture, distanti ma al tempo stesso molto vicine. Quella siciliana e quella albanese. E che ha realizzato il suo sogno di studiare medicina con brillanti risultati: un 110 e lode e un abilitazione ottenuta da poco più di un mese. Una passione per la Medicina coltivata in tutti questi anni e che ora, nell'era della lotta al Covid-19, per Arber, diventa una vera e propria missione. «Voglio dare il mio piccolo contributo alla causa», dice sorridendo.

«I miei sono approdati in Italia appena sposati - racconta il neomedico - e dopo tutta una serie di vicissitudini sono arrivati in Sicilia dopo essere sbarcati in Puglia. Prima a Brolo, poi a Capo d'Orlando, e infine a Rocca di Caprileone, da dove non si sono più mossi». Ha fatto tutte le scuole a Capo d' Orlando con mamma Ismete che gli ha trasmesso la passione per la lettura e non solo. «Le radici sono state mantenute. Io sono bilingue come i miei fratelli e a casa parliamo sempre albanese. Il legame con il mio Paese di origine si è mantenuto anche per gli affetti che vivevano lì, i miei nonni e i miei zii. E devo dire che i miei mi hanno fatto sempre sentire fiero delle mie origini». In casa però il piccolo con occhi vivi allenava anche la curiosità che muove il mondo e si informava su tutto. «Sognavo di fare medicina sin dal liceo. Nel 2012 mi sono trasferito a Bologna ma non superando subito il test di ammissione, mi iscrissi a Filosofia. Un anno intenso, portato avanti con entusiasmo e ottimi voti e che tuttora non considero una perdita di tempo. Poi la seconda volta andò bene. Mi sono laureato con il massimo dei voti lo scorso luglio e ora sono in attesa di fare la scuola di specializzazione, possibilmente in psichiatria».

L'articolo completo sulla Gazzetta del Sud, edizione di Messina

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