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Messinese positivo al Coronavirus di ritorno dal Trentino, l'avvocato: "Ecco com'è andata, seguite le regole"

Dall’avvocato Vincenzo Velini, legale di uno dei messinesi rientrati il 7 marzo da Madonna di Campiglio, 56enne ricoverato al Papardo dopo essere risultato positivo al coronavirus, riceviamo e pubblichiamo:

Egr Sig. Sindaco di Messina e ASP di Messina,
la presente in nome e per conto del mio assistito il quale, al fine di fare chiarezza  e porre fine alla congerie di speculazioni che sono circolate sui vari social-media nonché a mezzo stampa, e soprattutto per fornire ogni utile e corretta informazione per gli accertamenti del caso, mi ha conferito l’incarico di esporLe quanto segue.

In data 29.02.20, La famiglia del mio assistito ed altre 2 coppie partivano da Catania verso l’aeroporto di Treviso per recarsi con auto a noleggio direttamente a Madonna di Campiglio e trascorrere, quali appassionati di sci, una settimana bianca prenotata diversi mesi prima.

Al termine della settimana in data 7.03.20 la famiglia del mio assistito e le predette due coppie rientravano in Messina con volo diretto Treviso-Catania, senza avere contatti con le altre comitive di concittadini che, come successivamente si è appreso, hanno volato su e da Bergamo.

Nei giorni immediatamente successivi al rientro dei suddetti, nessuno dei predetti presentava alcun sintomo febbrile o altro sintomo che potesse destare allarme.

In data 8 marzo u.s. il mio assistito, alle ore 9, effettuava una partita di tennis singolo presso il Circolo del Tennis e della Vela, e non presentando sintomi si recava presso la propria madre, mantenendo comunque le prescrizioni del ministero della Salute, ovvero, evitando contatti fisici e mantenendo una distanza adeguata.

Giorno 9.03.20, successivamente all’entrata in vigore del DPCM dell’8.03.20, il mio assistito con email indirizzata agli indirizzi pec del Comune e dell’Asp avvisava, ai sensi dell’Art 3 Lett. M del citato decreto, le competenti autorità di essere transitato da aeroporto ritenuto a rischio, e di stare tutti in buona condizione di salute, a tale comunicazione non è seguita alcuna ulteriore prescrizione da parte delle autorità in indirizzo.

Giorno 9 e 10 marzo mattina il suddetto si recava presso il proprio studio professionale per svolgere attività lavorativa non più procrastinabile, ed occorre precisare che nessun altro soggetto era presente nello studio oltre lui, e all’ora di pranzo faceva rientro al proprio domicilio.

Giorno 11 marzo mattina il predetto si recava presso lo studio ove, come nei giorni precedenti, nessuno era presente, e successivamente in banca per fare rientro all’ora di pranzo al proprio domicilio.

Giorno 8, 9 e 10 marzo la moglie del mio assistito, ed il figlio minore sono comunque rimasti precauzionalmente in casa senza incontrare o vedere nessuno.

I giorni 12 e 13 marzo 2020 tutta la famiglia in argomento non è uscita da casa. Giorno 11 marzo pomeriggio iniziava a lamentare forte mal di testa, mentre in data 12 marzo sono comparsi 2/3 decimi di febbre, in data 13 marzo persistendo un lieve stato febbrile, cercava di contattare telefonicamente il medico di base, ma non riuscendovi gli inviava comunicazione whatsapp rimasta priva di riscontro.

In data 14 marzo non ricevendo comunicazione né da parte del medico curante, né dal Comune, né da parte dell’Asp, ai quali aveva precedentemente comunicato i propri spostamenti ed essendosi aggravate le proprie condizioni generali la moglie lo accompagnava presso l’ospedale Papardo dove gli veniva effettuato il tampone risultato poi positivo.

Dal giorno 14 marzo 2020 il mio assistito, come noto a tutti, è ricoverato presso il presidio ospedaliero e da tale data non ha contatti con la famiglia la quale, compresa la madre, alla data odierna, non presenta alcun sintomo.

Si precisa che a parte il mio assistito, nessuno dei componenti la famiglia in argomento dalla data della comunicazione effettuata il 9.03.20 è stato sottoposto ad accertamenti diagnostici, né gli è stato effettuato il tampone da parte delle competenti autorità sanitarie, né ha ricevuto alcuna prescrizione.

Specificato quanto sopra rappresento che il mio assistito è il primo a rammaricarsi di quanto avvenuto, ma occorre precisare che sia lui che la sua famiglia si è attenuta scrupolosamente ai contenuti normativi vigenti all’epoca dei fatti, né mai hanno inteso agire in difformità da essi, e che gli spostamenti che hanno effettuato, nel momento in cui si sono verificati erano consentiti, che l’attività sportiva effettuata era consentita, che non appena gli sono state imposte prescrizioni si sono rigorosamente attenuti ad esse.

Il mio assistito mio tramite manifesta la più ampia disponibilità a fornire ogni ulteriore chiarimento che la S.V. riterrà necessario e utile.

Il mio assistito e la sua famiglia ringraziano medici, infermieri e tutto il personale sanitario e parasanitario dell’Ospedale Papardo per l’assistenza prestatagli.

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