Sabato, 14 Dicembre 2019
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MESSINA

Furti, minacce, aggressioni: imprenditore di Brolo esasperato denuncia i suoi usurai: due arresti

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La sua vita era diventata invivibile. Minacce, ingiurie, pedinamenti, danneggiamenti all'auto e aggressioni fisiche: un episodio dietro l'altro che hanno portato un commerciante di Brolo, in provincia di Messina, a denunciare i suoi usurai.

Due le persone arrestate da parte dei carabinieri su disposizione della procura della Repubblica di Patti, si tratta di Fortunato Calabrò, 42 anni, di Brolo e una agli arresti domiciliari a carico di Franco Chiaia, 53 anni, di Messina, emessa dal Gip del Tribunale di Patti Ugo Molina, su richiesta del pm Giorgia Orlando.

Per loro l'accusa è di usura pluriaggravata in concorso e, per il solo Calabrò, anche di estorsione, lesioni personali e rapina. A denunciarli è stato un imprenditore impegnato nel commercio di calzature all'ingrosso a Brolo che nel 2016 si era rivolto a loro per chiudere un prestito di 50 mila euro per sanare i debiti contratti con le banche.

Il tasso di interesse che gli era stato applicato era del 13% mensile, pari a 6.500 euro al mese. Ripianati i debiti con gli istituti di credito, il commerciante nel giro di otto mesi non è più riuscito a pagare gli interessi.

Sarebbero iniziati così una serie di saccheggi all'interno del negozio da parte di Calabrò. In una occasione si sarebbe impossessato di calzature e capi d'abbigliamento per oltre 30 mila euro di merce, mentre in un altro caso avrebbe preteso dal commerciante che cedesse 260 paia di scarpe ad un commerciante di Messina per intascare poi lui stesso 6mila euro quale guadagno della vendita.

Alle continue richieste di denaro sarebbero seguiti minacce, ingiurie, pedinamenti, danneggiamenti all'auto e aggressioni fisiche. Vittima di Calabrò sarebbe anche un altro commerciante che, tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019, avrebbe un assegno post datato, facendosi consegnare a titolo di garanzia della solvibilità del titolo una lavatrice e denaro contante.

A seguito di una ulteriore richiesta di 100 mila euro quale ristoro del debito, il commerciante aveva persino pensato di vendere la propria abitazione e come ultima ratio di togliersi la vita.

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