Mercoledì, 16 Ottobre 2019
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APPELLO

Processo "Corsi d'oro 2" sulla formazione professionale a Messina, ecco i dettagli della sentenza

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corsi d'oro, processo, Antonino Di Lorenzo, Carmelo Capone, Carmelo Favazzo, Chiara Schirò, Concetta Cannavò, Domenico Fazio, Elena Schirò, Elio Sauta, Francantonio Genovese, Franco Rinaldi, Giovanna Schirò, Giuseppina Pozzi, Grazia Feliciotto, Liliana Imbesi, Natale Capone, Natale Lo Presti, Orazio De Gregorio, Robert Giunta, Salvatore Lamacchia, Stefano Galletti, Messina, Sicilia, Cronaca
La Corte di Appello di Messina

Restano in piedi tredici condanne in appello al processo “Corsi d'oro 2” sulla formazione professionale a Messina. Praticamente tutte quelle più importanti della “cerchia ristretta” dell'ex parlamentare nazionale Francantonio Genovese. Poi tutto il resto è stato spazzato via dalla prescrizione. E per l'ex plenipotenziario del Pd siciliano, poi transitato in Fi, ex sindaco della città, la condanna, anche se ridotta di parecchio rispetto al primo grado (erano 11 anni allora, qui siamo a 6 anni e 8 mesi), è stata ugualmente pesante. Così come di spessore è l'assoluzione, in suo favore, da tutte le accuse di riciclaggio e autoriciclaggio. Nel dettaglio la condanna a 6 anni e 8 mesi, e 4800 euro di multa, per Genovese, è riferita all'associazione a delinquere, alla tentata estorsione ai danni dell'ex dirigente regionale della Formazione professionale Ludovico Albert, a due ipotesi di truffa e due ipotesi di reati fiscali.

È andata invece peggio ad un solo imputato rispetto al primo grado, al cognato ed ex parlamentare regionale Franco Rinaldi. Nel 2017 aveva incassato l'assoluzione dal reato associativo con una pena di 2 anni e 6 mesi, ieri invece i giudici d'appello hanno deciso diversamente, cioé che faceva parte dell'associazione a delinquere, e questo si è tramutato in una condanna più pesante, a 3 anni e 2 mesi.

Il dato però è uno. Ovvero che anche in appello, il quadro delineato a suo tempo dalla Procura sulla “vigenza” dello scandaloso sistema della formazione professionale a Messina e in Sicilia intorno alla famiglia Genovese, è stato ritenuto pienamente sussistente.

La sentenza

È un dispositivo molto complesso quello letto ieri in aula poco dopo le 20 dal presidente della prima sezione penale della Cotte d'appello Alfredo Sicuro. Che ha più piani di comprensione. Prima i numeri. Delle 21 posizioni trattate ne restano in piedi 13, il resto è stato “spazzato via” dalla prescrizione. Delle 13 condanne che rimangono, in 6 casi la pena è stata diminuita, soltanto in uno aumentata, in 6 confermata. La pena è stata rideterminata e ridotta rispetto al primo grado per: Grazia Feliciotto (2 anni, pena sospesa), Francantonio Genovese (6 anni e 8 mesi più 4800 euro di multa), Roberto Giunta (3 anni e 4 mesi), Elio Sauta (2 anni e 6 mesi), Chiara Schirò (2 anni e 6 mesi), Elena Schirò (3 anni e 9 mesi). Le sorelle sono le mogli di Genovese e Rinaldi. Condanna confermata invece per Orazio De Gregorio, Antonino Di Lorenzo, Domenico Fazio, il commercialista Stefano Galletti, Liliana Imbesi, Salvatore Lamacchia. Esce invece dal processo incassando più assoluzioni «per non aver commesso il fatto» Giovanna Schirò. Ed escono per dichiarazioni di prescrizione dei reati Giuseppina Pozzi, Concetta Cannavò, Carmelo Capone, Natale Capone, Carmelo Favazzo e Natale Lo Presti (la prescrizione però non fa “scomparire” i risarcimenti decisi a suo tempo a favore delle parti civili, che rimangono in piedi, e sono specificati in sentenza). È stato poi rigettato l'appello di Salvatore Natoli, che aveva contestato la prescrizione decisa in primo grado e avrebbe voluto una pronuncia di assoluzione nel merito, in appello. Ci sono stati anche casi di prescrizioni parziali (cioé a favore di chi è stato poi condannato per altri reati). Assoluzioni parziali hanno registrato poi Genovese e Giunta.

Guardiamo ai reati. L'accusa contestava, a vario titolo, associazione finalizzata alla truffa aggravata, riciclaggio, falso in bilancio e reati fiscali, e poi il caso di tentata estorsione. “Escono” dal processo solo il riciclaggio e l'autoriciclaggio.

Le richieste dell'accusa

Il 5 marzo scorso il sostituto pg Adriana Costabile chiese la condanna a 12 anni di reclusione e 20 mila di multa per Genovese. Poi sollecitò la pena di 3 anni e 6 mesi per Rinaldi (con la condanna anche per il reato di associazione a delinquere e per un caso di truffa). Le altre richieste di inasprimento furono: 7 anni e 10 mesi per Sauta; 2 anni e 2 mesi per Cannavò; 3 anni e 3 mesi per “Melino” Capone e per il fratello Natale Capone; 3 anni e 9 mesi per Favazzo; 5 anni per Feliciotto; 4 anni e 4 mesi per Galletti; 4 anni per Lo Presti; 3 anni e 2 mesi per Pozzi; 4 anni e 4 mesi per Natoli (fu dichiarata la prescrizione in primo grado); 7 anni e 6 mesi per Elena Schirò. Il magistrato chiese in tutto quindi 12 modifiche di pena rispetto al primo grado (per tutti gli altri imputati invece chiese la conferma), insistendo sulla sussistenza del reato di peculato, che invece in primo grado fu ritenuto dai giudici come “assorbito” dal reato di truffa.

Il processo

“Corsi d'oro 2” che si è concluso ieri in appello, si è celebrato davanti alla prima sezione penale di secondo grado presieduta dal giudice Alfredo Sicuro e composta dai colleghi Maria Teresa Arena e Carmelo Blatti. L'inchiesta della Procura ha provato che la formazione professionale è stata in Sicilia per anni un pozzo senza fondo, un vero «meccanismo delinquenziale», dove era molto facile accaparrarsi una quantità di denaro illimitata per milioni di euro. Non c'erano in pratica controlli regionali, si poteva fare di tutto. E il processo “Corsi doro 2”, intrecciato giuridicamente e temporalmente con il “Corsi d'oro 1”, ha provato nel suo evolversi secondo l'accusa che a Messina venne creato un sistema ad hoc per sfruttare i “mancati controlli” palermitani, tra mille rivoli societari apparentemente slegati tra loro ma in realtà tutti collegati sottobanco, a capo del quale c'era un «dominus» assoluto: Francantonio Genovese. Ha svelato tra l'altro che alcuni degli assunti in enti di formazione professionale in realtà svolgevano attività per Genovese, nella sua segreteria politica.

La difesa

La nota diffusa ieri dall'avvocato Nino Favazzo, che difende, tra gli altri imputati, Genovese: «In attesa del deposito della motivazione, il dato più evidente della sentenza, anche per le ricadute sul trattamento sanzionatorio, è la assoluzione di Francantonio Genovese da tutte le contestazioni per riciclaggio, che avevano fatto registrare in primo grado pene a dir poco severe. Tra assoluzioni e prescrizioni, dunque, restano in piedi la associazione a base politico-familiare, due contestazioni per truffa e due per fatturazioni a fronte di prestazioni ritenute inesistenti, oltre alla tentata estorsione nei confronti di Ludovico Albert. Sono certo che, rispetto a ciascuna delle ipotesi per cui è stata confermata la condanna, vi saranno ampi margini per poter fondatamente chiedere ed ottenere una ulteriore modifica nel giudizio di Cassazione. Acquisito un importante risultato, insomma, ritengo la partita tutt'altro che chiusa».

Nel gennaio 2017 furono inflitti11 anni all'ex sindaco, 2 e mezzo a Rinaldi

In primo grado, nel gennaio 2017, la prima sezione penale del tribunale presieduta dal giudice Silvana Grasso inflisse 11 anni di reclusione a Genovese. La sentenza di primo grado coinvolse tutto il suo seguito tra familiari e adepti politici. Due anni e mezzo furono poi inflitti al cognato Franco Rinaldi, ex parlamentare regionale. I giudici inoltre condannarono le mogli di Genovese e Rinaldi, ovvero le sorelle Chiara ed Elena Schirò, rispettivamente a 3 anni e 6 mesi e 6 anni e mezzo. Le altre condanne che vennero inflitte nel gennaio 2017: Salvatore Lamacchia 2 anni; Roberto Giunta 5 anni e 6 mesi più 9.000 euro di multa; Domenico Fazio 1 anno e tre mesi; Elio Sauta 6 anni e 6 mesi; Giovanna Schirò 2 anni e 3 mesi; il commercialista Stefano Galletti 3 anni e 6 mesi; Giuseppina Pozzi 2 anni; Liliana Imbesi 1 anno e 4 mesi; Concetta Cannavò 2 anni; Natale Lo Presti 3 anni; Graziella Feliciotto 4 anni e 6 mesi; l'ex assessore comunale Carmelo Capone e il fratello Natale Capone 3 anni; l'imprenditore Orazio De Gregorio 2 anni e 6 mesi; Antonino Di Lorenzo 1 anno e 4 mesi; Carmelo Favazzo 3 anni e 3 mesi. Furono invece assolti «per non aver commesso il fatto» da tutte le accuse contestate inizialmente altri tre imputati: Paola Piraino, Francesco Buda e Salvatore Natoli.

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