Venerdì, 20 Settembre 2019
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IL RICORDO

Giovanni Morgante, l'editore gentiluomo che sapeva ascoltare

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Quando, dopo anni di gavetta-collaborazione, nel 1971 fui assunto alla “Gazzetta”, Giovanni Morgante, per tutti noi Gianni, aveva già lasciato la cronaca ed era il “potente” segretario di redazione, colui che, attraverso quel ruolo, aveva cominciato un lavoro di organizzazione complessiva delle redazioni, centrale e staccate, che portò il quotidiano a un ruolo fondamentale nel suo territorio di diffusione. Un uomo temuto, come capita a tutti coloro che hanno la capacità di eccellere. Invece…

Invece il suo sorriso aperto e i suoi gesti accoglienti sono una delle cose che ricordo meglio di quei giorni ormai così lontani. Fu il primo dei capi a dirmi: «Diamoci del tu», cosa non necessariamente scontata. Cominciò così una lunga storia di collaborazione e di amicizia, fondamentale nella mia vita come lo è stata, sono sicuro, per tanti altri dipendenti - giornalisti, poligrafici e amministrativi - della “Gazzetta”.

Quel sorriso l'ho incontrato mille altre volte, anche in momenti bui per me. Sempre pronto a una parola (e non solo parola) di incoraggiamento e di aiuto. E ho visto all'opera quel sorriso con molti altri, sicuro che tante storie e tanti problemi personali siano passati dalla sua scrivania, trovando una rara capacità di ascolto, accompagnata sempre da un'intenzione positiva che, ogni volta che era possibile, diventava azione concreta. Non fu un caso se non volle cambiare ufficio, neppure quando diventò prima amministratore delegato e poi presidente: perché la sua stanza - dettaglio significativo - aveva la parete a vetri anche dalla parte del corridoio. Tutti potevamo vedere dall'esterno se era impegnato nel suo lavoro di grande responsabilità oppure se poteva avere qualche minuto per ciascuno di noi, sia - doverosamente - per i problemi redazionali sia per quelli personali, con la possibilità di incontri che spesso diventavano lunghe e importanti conversazioni. Anche se nelle occasioni ufficiali, da autorevole uomo del fare, preferiva apparire di poche ed essenziali parole, nell'amicizia era contento di “chiacchierare” mettendosi sempre alla pari. E certi fatti riescono davvero a far capire il valore umano di una persona.

Un brutto giorno di tanti anni fa tra noi avvenne una discussione su un nodo che allora poteva sembrare fondamentale: si concluse bruscamente e per un lungo periodo non ci parlammo, se non - con distacco - per motivi di lavoro.

Eppure, non ci volle molto a capire come il suo atteggiamento verso di me era cambiato solo nella forma e nell'ufficiale freddezza di incontri, ma non sul piano sostanziale. Finì come era giusto che finisse: un giorno mi abbracciò, un gesto possibile solo se si ha un grande cuore. Avevo ritrovato il mio “fratello maggiore”, come mi piaceva chiamarlo.

Da allora mi sono riappropriato di quel sorriso e qualche volta ci siamo raccontati, anche ridendo, di quel periodo e non ha mai, dico mai, rivendicato di avere ragione, come probabilmente aveva.

La camera ardente sarà aperta oggi dalle 11 alle 19 alla Gazzetta del Sud mentre il funerale si terrà domani in Cattedrale alle 16.

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