Venerdì, 20 Settembre 2019
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"Soffiate e favori al boss Arena": quattro poliziotti e due medici indagati a Messina

Quattro poliziotti e due medici indagati per aver coperto il boss Arena. È questo l'esito della chiusura delle indagini della Procura di Messina sul presunto giro di favori in cambio di denaro che avrebbe coinvolto agenti e medici infedeli in rapporti con la primula rossa dello spaccio di droga a Valle degli Angeli, Francesco Arena.

Ed è proprio dal blitz antidroga dello scorso 22 gennaio a Valle degli Angeli che è nato questo nuovo filone d'inchiesta. Uno dei poliziotti, Giuseppe Bartuccio, avrebbe rivelato ad alcuni pregiudicati dettagli sull’agguato costato la vita a Giuseppe de Francesco, il giovane ucciso a Camaro il 9 aprile del 2016.

Bartuccio sarebbe anche andato oltre rivelando proprio ad Arena un'indagine a suo carico. Secondo l'accusa, l'agente avrebbe inoltre anticipato un'imminente perquisizione alla moglie di un pregiudicato. Una vicenda oscura e che va anche oltre la già grave collusione con gli ambienti della criminalità organizzata.

Oltre all'accusa di aver "venduto" soffiate ad alcuni spacciatori, altri tre poliziotti sono infatti indagati per assenteismo. Due medici, Francesco Asciutto e Francesco Peditto, anche loro finiti nel registro degli indagati, avrebbero diagnosticato e certificato a uno dei poliziotti una malattia inesistente consentendogli così di usufruire di 10 giorni di riposo. Sono accusati di falso ideologico e truffa. Tra gli indagati due poliziotti, padre e figlio, Domenico e Giovanni De Michele e l'agente Marco Rappazzo.

"È la prima volta che ricevo un avviso di garanzia, non ho nulla a che fare con le persone con le quali sono indagato, né con i poliziotti tanto meno con i pregiudicati che vengono indicati in contatto con gli agenti". È il commento del dottor Francesco Peditto, medico di base, coinvolto nelle indagini della Dda di Messina su alcuni poliziotti “infedeli”. Il dott. Peditto, che è assistito dall’avvocato Enrico Chiara, ha già chiesto di essere ascoltato dai magistrati titolari delle indagini per chiarire la sua posizione. "Non conosco il poliziotto al quale è stato rilasciato questo certificato, non figura nel mio registro pazienti, non l’ho mai visto. Sul certificato c’è esclusivamente il mio timbro, ma è vergato a mano dal mio collega Asciutto, firmato chiaramente col suo nome. C’è soltanto il mio timbro, usato evidentemente dal collega perché è il timbro che c’era nello studio“, spiega il medico. Per i due dottori la Distrettuale antimafia di Messina ipotizza il falso ideologico.

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