Sabato, 20 Luglio 2019
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L'ANALISI

Cosa nostra a Barcellona tenta la "rinascita" sul territorio di Messina, ecco come

di
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Il capo della procura di Messina, Maurizio De Lucia

Una mafia barcellonese che tenta di rinascere dopo l’arresto dei boss storici. La cellula messinese dei Romeo-Santapaola che era strettamente legata a Catania e dominava sui gruppi peloritani non ufficialmente “affiliati” a Cosa nostra. Ed è stata per anni sottovalutata. Gli appetiti mafiosi dei gruppi nebroidei sui fondi comunitari.

È lunga e dettagliata la relazione annuale, riportata dalla Gazzetta del Sud in edicola, del capo della Procura di Messina Maurizo De Lucia, che è stata depositata agli atti per l’inaugurazione dell’anno giudiziario e racconta un anno di lavoro tra l’altro anche sul fronte del contrasto alle mafie, alla criminalità organizzata, ai reati amministrativi e ambientali.

La fascia tirrenica

Sul territorio della c.d. “fascia tirrenica” - scrive il procuratore De Lucia -, le organizzazioni sono strutturate ed operano con metodi del tutto omologhi a quelli di Cosa nostra palermitana, con la quale intrattengono intensi rapporti nella gestione degli affari.

L’area dei Nebrodi

Le indagini svolte con specifico riferimento alle organizzazioni operanti nell’area dei Nebrodi hanno, altresì, evidenziato l’interesse delle locali famiglie mafiose nel settore, multiforme ed assai vasto, delle gestione dei fondi comunitari.

Zona jonica e Messina

Con riferimento alle organizzazioni criminali di tipo mafioso operanti nella città di Messina e sulla fascia jonica - prosegue il procuratore De Lucia -, va evidenziato che le più recenti indagini hanno provato come alla molteplicità di gruppi criminali presenti in Messina, si sia sovrapposta con caratteristiche di forte capacità di guida una vera e propria cellula di Cosa nostra Catanese.

La presenza - spiega ancora De Lucia -, all’interno della realtà criminale messinese - fino ad oggi nota per essere costituita da gruppi associativi operanti a livello meramente locale - di tale sodalizio, sovraordinato rispetto agli altri clan cittadini ed avente caratteristiche diverse ed autonome, consente di affermare che Cosa nostra non si è disinteressata della città di Messina, cogliendo anzi occasione per usarla e trarne profitti.

 

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