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Arresti per la gestione illecita dei terreni sui Nebrodi, Antoci: "Tanti mafiosi hanno lucrato"

Il "Protocollo Antoci" e la valenza delle misure di controllo adottate dall'ex presidente del Parco dei Nebrodi nuovamente al centro dell'attenzione degli investigatori dopo gli arresti di questa mattina, ad opera della Guardia di Finanza, legati a presunti illeciti sulla concessione dei terreni.

“L’operazione di oggi della Guardia di Finanza di Enna, è un ottimo segnale di prosecuzione nel ripristino della legalità sul fronte della lotta alla mafia dei terreni” – dichiara Giuseppe Antoci, sfuggito ad un agguato mafioso a maggio 2016.

L’operazione dimostra che l’attivazione delle procedure messe in essere con il “Protocollo di Legalità”, costruito sui Nebrodi e diventato il 27 settembre 2017 legge dello Stato, colpisce in maniera forte gli affari delle mafie sui Fondi Europei dell’Agricoltura riportando allo Stato il mal tolto attraverso l’esercizio proprio dei sequestri finalizzati alla confisca.

“Tanti mafiosi da anni – continua Antoci – lucravano milioni di euro di Fondi Europei per l’agricoltura, intimidendo agricoltori e allevatori per farsi cedere i terreni, e tutto ruotava, appunto, attorno alla violazione dei criteri oggi invece sanciti dal Protocollo di Legalità e dalla successiva legge nazionale”.

Tra gli arrestati, molti dei quali attenzionati nelle indagini sull’attentato ai danni di Antoci e la sua scorta, avevano subito interdittive antimafia scaturenti proprio dal Protocollo, tre di questi direttamente già indagati per l’attentato del maggio 2016 sventato dal Vice Questore Manganaro e dagli uomini della Polizia di Stato.

“Sono tante le famiglie mafiose che hanno ottenuto in questi anni contributi europei – conclude Antoci - nonostante molti dei loro esponenti si trovassero addirittura in carcere o fossero già condannati. E’ mancato il coraggio e il controllo nell’assegnazione e nell’erogazione dei fondi. Saranno tante, in Sicilia e nel Paese, le altre operazioni di servizio che, con l’applicazione del Nuovo Codice Antimafia, che ha recepito in toto il Protocollo di Legalità, porteranno non solo al sequestro dei beni di tanti mafiosi, ma anche alla conseguente confisca. E’ iniziato ormai un processo di restituzione allo Stato di tutto ciò che le mafie anno lucrato in questi anni e, soprattutto, un processo di restituzione ad allevatori ed agricoltori onesti di una parte di dignità che in questi anni si sono visti strappare”.

 

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