Giovedì, 02 Febbraio 2023
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LA PRESENTAZIONE

Il docu-film di Musarra atto d'amore per Messina, "Paisi i mari e terra ballerina"

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L'autore, appassionato cultore di memorie patrie e poeta, ha raccolto immagini e video inediti

Messinese, appassionato cultore di memorie patrie e poeta, Paolo Musarra ha dedicato alla sua città “Paisi i mari e terra ballerina: ccusì è a me Patria, ccusì è a me Missina” , film-documentario ispirato e d’amore intriso. L’autore l’ha presentato venerdì scorso nella Sala Sinopoli del Vittorio Emanuele, in collaborazione con l’Ente Teatro e con il Rotary Club Messina, col patrocinio della Fondazione Bonino-Pulejo: un incontro culturale di grande interesse guidato dal giornalista Marcello Mento e seguito con vivo interesse da un pubblico folto.

Subito i saluti di rito: di Orazio Miloro, presidente E.a.r. Teatro (“La cultura è il nutrimento dell’anima, è giusto avvicinare i giovani al Teatro”); di Mirella Vinci, soprintendente ai Beni Culturali (“La nostra storia viene dal mare, bisogna aver cura dei monumenti che vi s’affacciano”); di Nino Samiani, vice presidente del Rotary (“Da lodare i rotariani che si occupano della Messina sul mare, riscoprire la memoria serve a risvegliare gli animi”); di Enzo Caruso, direttore del Museo storico della fortificazione permanente dello Stretto di Messina ed ex assessore comunale alla Cultura (“I giovani sono poco abituati a leggere, le immagini aiutano a cambiar rotta. Guardare al passato serve per acquisire consapevolezza delle propri radici”). Non sono mancati ricordi e riferimenti alla memoria del compianto Franz Riccobono.

Davvero appropriata e convincente la relazione di Marcello Mento. «Il documentario di Musarra - ha detto -, è un amorevole omaggio alla nostra stupenda città. Ma non vanno dimenticati i problemi che l’assillano». Mento ha quindi evidenziato «l’impatto emotivo del filmato, a motivo anche delle splendide immagini, spesso rare, sapientemente selezionate e di spiccato contenuto documentario: frutto di meditate sistematiche ricerche». Nel video, ha continuato Mento, «il rapporto della città col mare è centrale. Ma il fronte a mare continua ad esserci negato. La nostra è una città sul mare, e non più, com’era un tempo, una città di mare. Al mare abbiamo voltato le spalle…». Secondo il giornalista, il video documenta Messina con realismo, e contribuisce anche «a ricondurla nel solco della storia». E s’indugia poi negli anni Cinquanta, nello straordinario fiorire di iniziative che animavano allora la città nostra. Iniziative anzitutto economiche e culturali; ma destinate a spegnersi via via dagli anni Settanta in poi.

Infine, l’atteso intervento di Paolo Musarra, e subito dopo la proiezione del film. «Che è nato - ha spiegato -, da un’idea concepita insieme con Giovanni Molonia, in un pomeriggio di ottobre di qualche anno fa». Egli riesumò quel progetto qualche tempo dopo la scomparsa dello studioso, lo realizzò utilizzando vari spezzoni di filmati (alcuni dei quali poco noti), tali, egli nota, «da mostrare fedelmente gli aspetti originali e i cambiamenti della scena cittadina attraverso il tempo». Ed ancora: «il filmato è da interpretare come una mia personale riflessione espressa attraverso i commenti e i versi in dialetto messinese». Versi declamati da Caterina Oteri e da Lillo Gusmano. Notevole il commento musicale che accompagna le suggestive immagini del filmato.

«Durante il montaggio del film - confessa Musarra -, ho vissuto con emozione e nostalgia il susseguirsi delle immagini della bella Messina posta al centro del Mediterraneo nella più strategica delle posizioni». Ed allora, nel video il terremoto del 1908 che la piegò, la Prima guerra mondiale che rapì i suoi giovani, la “Spagnola” che spense innumerevoli vite, la Seconda guerra mondiale che non finì di martoriarla. Gli elementi scatenati, le guerre, le epidemie - conclude l’appassionato autore - seminarono distruzioni e lutti, ma di tutto rimase chiara la memoria. «Quella memoria che con orgoglio i miei concittadini gelosamente custodiscono, auspicando un ritorno di Messina ai suoi antichi splendori».

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