Giovedì, 20 Settembre 2018
MESSINA

La denuncia: «I miei nipoti vittime di violenze»

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violenza

Una storia piuttosto controversa che coinvolge una 44enne nata a Roma ma residente a Messina, l’ex compagno originario e domiciliato in nord Europa, ma soprattutto i loro due bambini, al centro di un “vortice” che sembra non avere fine. In mezzo una causa sull’affidamento ancora in corso e un paio di denunce/querele presentate alla Procura dalla nonna materna dei piccoli per presunte violenze perpetrate dall’uomo ai danni della figlia e anche dei nipoti. Motivo per cui, con un appello disperato, la stessa nonna chiede alle istituzioni italiane di bloccare il ritorno all’estero dei piccoli in attesa che si faccia piena chiarezza sui contenuti degli esposti. La partenza dei bambini è programmata proprio per oggi ma la nonna (la cui identità manteniamo segreta al pari degli altri soggetti in causa al fine di tutelare la privacy e al dignità della piccola di sei anni e del fratellino di dodici) vorrebbe evitare che, dopo il periodo estivo trascorso in Sicilia, i nipoti tornino dal padre così come stabilito nel 2017 dai giudici italiani. Per la nonna, quello che vivono i nipoti lontano dall’Italia, sarebbe un incubo. I cui contorni sarebbero raccolti anche in un’informativa che i carabinieri avrebbero già inviato alla Procura per minorenni di Messina. L’eventuale iter di accertamento, però, segue tempi e binari diversi rispetto al processo sull’affidamento, che in attesa dell’appello parla chiaro: i figli devono stare col padre. Ma la donna non si rassegna, per lei i rischi che i bambini corrono sono troppo alti. E dopo una prima denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma nel 2017 per abusi e violenze ai danni del nucleo familiare, non esitata in una sentenza di condanna, ha lanciato un nuovo grido d’allarme: «Qualcuno intervenga, sono consapevole dei cavilli normativi ma non capisco perché bisogna giungere sempre al peggio prima che qualcosa davvero si muova». Parole disperate e un racconto lunghissimo che pone le sue radici nel 1997, quando la figlia si trasferisce lontano dall’Italia per studiare Lingue straniere e inizia a frequentare questo ragazzo. «I primi tempi filò tutto liscio – rivela la donna –, poi lui dimostrò possessivo e geloso, ma soprattutto violento. Mia figlia non mi diceva nulla, ma ogni volta che avevo modo di incontrarla le vedevo dei lividi addosso, segni di percosse. La picchiava ma lei lo perdonava perché lui si metteva a piangere e prometteva di cambiare. Purtroppo però ciò non avveniva, ma mia figlia non riusciva ad uscire da quella relazione e spesso finiva in ospedale». Nonostante la nascita dei figli, nei resoconti della nonna, le condotte dell’uomo non mutarono. Tanto che la 44enne decise nel 2011 di tornare in Italia per scappare dalle presunte condotte censurabili del compagno. Allegati alle denunce della nonna, copie di certificati medici, relazioni dei servizi sociali, italiani e stranieri, verbali di polizia, lettere e perizie di associazioni che si occupano di tutela delle donne e dei minori. Su questi ultimi, come riportato nella prima denuncia e ribadito oggi, continuerebbero i maltrattamenti e «sarebbe vivo il desiderio dei piccoli di ricongiungersi con la madre». Leggendo tra gli stralci degli atti, è evidente che i rapporti tra le parti siano tutt’altro che idilliaci, tra dispetti e attacchi incrociati di ogni tipo. L’ultimo atto che rischia di pesare come un macigno in questa vicenda davvero contorta, è la relazione dell’Unità di Neuropsichiatria infantile del Policlinico di Messina dopo una visita effettuata. Nello specifico, come da verbale, durante il colloquio clinico la figlia piccola ha riferito: «Il papà tocca la patatina...sotto i vestiti...nella mia casa...nel mio letto...di giorno...il mio papà tocca la mia patatita di giorno e pure di notte. Le si chiede quanto avviene e la piccola risponde che non lo ricorda, alla domanda quante volte è avvenuto replica due. La bambina riferisce che il papà le fa male quando mette in atto queste condotte e che le dà botte nella patatina – si legge ancora nella relazione –. Dopo questi eventi il padre le avrebbe chiesto scusa. La bambina riferisce che il padre darebbe schiaffi e botte sia a lei che al fratello. Dal colloquio clinico condotto con il fratello viene fornita ulteriore conferma dei maltrattamenti e delle condotte abusanti da parte dell’uomo». Questo, è quanto è agli atti.

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