Venerdì, 21 Settembre 2018
SICILIA

Il governo stoppa la Finanziaria regionale

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Disco rosso anche ai fondi destinati all’emergenza idrica di Messina e all’ex Sanderson

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Il governo stoppa la Finanziaria regionale

Tantò tuonò che piovve. Il Consiglio dei ministri ha impugnato una ventina di norme della legge Finanziaria varata dall’Ars lo scorso aprile. Tra le norme bocciate da Roma quella che consentiva una serie di assunzioni nelle società partecipate, a partire dalla stabilizzazione di circa tremila Pip.

Stop anche alle promozioni interne e alle norme sui prepensionamenti dei regionali. Secondo il governo nazionale, queste norme sarebbero in contrasto con leggi nazionali e con alcuni articoli della Costituzione. Impugnati anche i contributi a pioggia erogati tramite la revisione dei fondi del Patto di azione e coesione (Pac).

Dopo l’impugnativa, il M5s chiede le dimissioni dell’assessore all’Economia Gaetano Armao: «Eccolo qua il capolavoro firmato Musumeci-Armao. Quando dicevamo in commissione e in aula che la finanziaria era infarcita di errori macroscopici che sarebbero certamente stati impugnati, lo dicevamo a ragion veduta. Se questi sono gli esperti della politica, gli stessi cioè che in un recente passato hanno creato i disastri che ben conosciamo, allora la Sicilia è condannata, nero su bianco. Parola di Consiglio dei Ministri», sottolineano la capogruppo del M5s all’Ars Valentina Zafarana e il vice presidente dell’Assemblea Giancarlo Cancelleri, componente della commissione Bilancio. Ma l’assessore Armao non si scompone. Anzi converte la stangata del Consiglio dei ministri in una prova superata dal governo regionale: «Il bilancio – commenta – non subisce censure, mentre la legge di stabilità è stata impugnata per aspetti marginali e che potranno essere chiariti. Abbiamo provocato il contenzioso sui 600 milioni delle accise che lo Stato deve alla Sicilia. Adesso – prosegue – la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi. Dopo una lunga e positiva interlocuzione condotta con i ministeri è stata salvata la norma sulle stabilizzazioni dopo decenni nei comuni».

Il governo Conte ha ratificato le osservazioni critiche annotate da diversi ministeri.

Colpo di spugna all’articolo 17 della Finanziaria che introduceva la sospensione di 120 giorni del termine per il rilascio delle autorizzazioni riservate agli impianti eolici e fotovoltaici. Una norma che limiterebbe la libertà di iniziativa economica, oltre che contrastare con la legge nazionale. L’altro aspetto su quale il Consiglio dei ministri ha messo il veto riguarda il capitolo “prepensionamenti e buonuscite”. Si tratta dell’articolo 22 con cui l’Assemblea regionale voleva avviare il prepensionamento anche per i dipendenti degli enti regionali, anticipando liquidazione della buonuscita. Disco rosso anche alla norma sulle “promozioni economiche” in D5 degli assunti come “dirigente tecnico”.

Ma l’elenco è ancora lungo. Palazzo Chigi frena la norma che autorizzava il Ragioniere generale della Regione a iscrivere in bilancio circa 600 milioni frutto del “negoziato”, aperto dal governo con lo Stato, sulla restituzione delle accise alla Sicilia. Trattativa ancora fumosa e tutta da imbastire. Secondo il governo nazionale questa norma è incostituzionale. Il Consiglio dei ministri ha bloccato anche l’assunzione alla Regione dei “catalogatori” in servizio alla Sas e la stabilizzazione dei medici nelle strutture carcerarie. Stop alla norma che consentiva ai comuni di affidare il servizio di distribuzione del gas.

E come ciliegina sulla torta Palazzo Chigi ha alzato un muro per arginare contributi a pioggia insinuati nelle pieghe della Finanziaria da diversi deputati regionali. La motivazione è semplice: non c’è copertura finanziaria, sono fondi virtuali, semplici “pagherò”.

Il Consiglio dei ministri smaschera così quelle norme che non avrebbero le necessarie “stampelle” economiche per camminare. Tra queste ce ne sarebbero due che riguardano Messina: l’emergenza idrica e la valorizzazione dell’area ex Sanderson. Senza garanzie finanziarie anche l’abbattimento delle barriere architettoniche, i fondi per presìdi ospedalieri in aree a rischio, i i rifugi sanitari nei Comuni, il recupero degli impianti sportivi e la valorizzazione dei siti riconosciuti dall’Unesco. Ma anche in questo caso l’assessore Armao reagisce: «Siamo già al lavoro per trovare le coperture economiche».

Le nubi minacciose che si erano addensate sulla Finanziaria avevano già provocato tensioni della maggioranza. Ora bisognerà spiegare che tante promesse, veicolate dalla manovra economica approvata dall’Ars, sono state “sgonfiate”. La caccia ai responsabili è aperta.

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