Mercoledì, 19 Settembre 2018
MESSINA

La mafia catanese in città, 26 rinvii a giudizio

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La mafia catanese in città, 26 rinvii a giudizio

Tutti a processo i 26 coinvolti nell’operazione antimafia “Beta” che hanno optato per il rito ordinario. Il 17 ottobre prossimo, udienza a Palazzo Piacentini, davanti alla Prima sezione penale, come deciso ieri dal gup Carmine De Rose, che ha accolto le richieste di rinvio a giudizio avanzate dai pubblici ministeri Liliana Todaro e Fabrizio Monaco. Alla sbarra una cellula criminale collegata al clan Santapaola-Ercolano di Catania, radicata nel tessuto imprenditoriale ma non solo. A guidarla, secondo l’accusa, la famiglia messinese Romeo.

Procedimento penale per Antonio Amato, 24 anni; Giuseppe Amenta, 49 anni; Stefano Barbera, 48 anni; Salvatore Boninelli, 57 anni; Carlo Borella, 55 anni; Bruno Calautti, 56 anni; Raffaele Cucinotta, 57 anni; Antonino Di Blasi, 46 anni; Salvatore Galvagno, 41 anni; Silvia Gentile, 46 anni; Carmelo Laudani, 44 anni; Guido Lavista, 50 anni; Andrea Lo Castro, 55 anni; Franco Lo Presti, 49 anni; Paolo Lo Presti, 42 anni; Fabio Lo Turco, 46 anni; Gaetano Lombardo, 41 anni; Giovanni Marano, 45 anni; Benedetto Panarello, 55 anni; Salvatore Piccolo, 53 anni, Alfonso Resciniti, 40 anni; Francesco Romeo, 78 anni; Pietro Santapaola, 51 anni; Vincenzo Santapaola, 54 anni, (nato a Catania il 04.03.1964); Vincenzo Santapaola, 54 anni, (nato a Messina il 31.07.1963); Filippo Spadaro, 51 anni. Sono difesi dagli avvocati Salvatore Carroccio, Vincenzo Nicolosi, Massimiliano Pantano, Mauro Lizzio, Tino Celi, Maria Platania, Isabella Barone, Alberto Gullino, Antonio Ricupero, Giuseppe Oppedisano, Nino Favazzo, Salvatore Silvestro, Vincenzo Nicolosi, Massimo Bersani, Alessandro Billè, Andrea Schifilliti, Antonio Maria Albo, Alarindo Cesareo, Antonio Andò, Carlo Autru Ryolo, Cesare Santonocito, Franco Rosso, Nunzio Rosso, Giuseppe Calabrò, Antonio Giacobello, Michele Ragonese, Carmelo Peluso, Aurelio Francesco Chillemi, Erminio Squitieri Cioffi, Massimiliano Pantano, Tancredi Traclò, Francesco Maria Marchese e Salvatore Pace. Sono invece 17 gli imputati giudicati col rito abbreviato: Francesco Altieri, Mauro Guernieri, Giovanni Bevilacqua, Lorenzo Mazzullo, Pasquale Romeo, Caterina Di Pietro, Gianluca Romeo, Benedetto Romeo, Antonio Romeo, Maurizio Romeo, Marco Daidone, Antonio Lipari, Salvatore Lipari, Stefano Giorgio Piluso, Fabio Laganà, Giovambattista Croce e il collaboratore di giustizia Biagio Grasso. Il gup ha già fissato tre udienze nell’aula bunker del carcere di Gazzi: il 14, 20 e 28 settembre. La prima sarà dedicata agli interrogatori di Grasso e Guernieri e all’intervento della pubblica accusa, le altre due per le discussioni delle difese e le eventuali repliche. Poi, c’è la posizione di Domenico Bertuccelli, a cui è stato concesso un termine a difesa fino al 20 luglio.

L’indagine “Beta”, condotta dai carabinieri del Ros e coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, è sfociata, l’estate scorsa, nell’arresto di 30 persone. Svelata la presenza di una costola di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva dei servigi di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire rilevanti attività economiche. Il reato di associazione mafiosa è contestato a Francesco Romeo, Vincenzo Romeo, Benedetto Romeo, Pasquale Romeo, Pietro Santapaola, Vincenzo Santapaola, Antonio Romeo, Stefano Barbera, Biagio Grasso, Giuseppe Verde, Nunzio Laganà e Marco Daidone. Avrebbero creato e mantenuto in piedi fino al settembre 2015 un’organizzazione promossa da Francesco Romeo e diretta da Vincenzo Romeo collegata al clan Santapaola-Ercolano di Catania, attiva in estorsioni, intestazione fittizia di beni, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, frodi informatiche, gioco d’azzardo illegale e trasferimento fraudolento di beni, corse dei cavalli.

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