Martedì, 25 Settembre 2018
MESSINA

La cupola mafiosa messinese, oggi la sentenza del gup

di
messina, op. beta, Messina, Sicilia, Archivio
La cupola mafiosa messinese, oggi la sentenza del gup

Si avvia verso la conclusione una prima tranche dell’operazione antimafia Beta davanti al gup Carmine De Rose, in corso di celebrazione all’aula bunker del carcere di Gazzi. Si tratta di un’inchiesta fondamentale negli ultimi anni, incentrata sulla famiglia mafiosa Romeo-Santapaola e i suoi collegamenti con il clan etneo.

Stamane infatti il gip entrerà in camera di consiglio per decidere su tutti i riti ordinari, visto che ieri mattina si è concluso il ciclo delle arringhe difensive, dopo gli interventi dei sostituti della Dda Liliana Todaro e Fabrizio Monaco.

Salgono invece a 17 i giudizi abbreviati, visto che ieri Francesco Altieri, attraverso il suo avvocato Salvatore Carroccio, ha chiesto ed ottenuto di accedere al rito alternativo. Va ad aggiungersi quindi a Mauro Guernieri, Giovanni Bevilacqua, Lorenzo Mazzullo, Pasquale Romeo, Caterina Di Pietro, Gianluca Romeo, Benedetto Romeo, Antonio Romeo, Maurizio Romeo, Marco Daidone, Antonio Lipari, Salvatore Lipari, Stefano Giorgio Piluso, Fabio Laganà, Giovambattista Croce e il collaboratore di giustizia Biagio Grasso.

In relazione alla celebrazione dei giudizi abbreviati il gup ha già calendarizzato tre udienze all’aula bunker del carcere di Gazzi il 14, 20 e 28 settembre. La prima udienza del 14 settembre sarà dedicata agli interrogatori di Grasso e Guernieri e all’intervento del pm, le altre due per le discussioni delle difese e le eventuali repliche.

Altra posizione trattata in particolare quella di Domenico Bertuccelli, al quale è stato concesso un termine a difesa fino al 20 luglio.

Si deciderà invece questa mattina con il rito ordinario la sorte degli imputati eccellenti ovvero tra gli altri l’imprenditore Carlo Borella, ex presidente dei costruttori di Messina, e l’avvocato Andrea Lo Castro, accusati di concorso esterno all’associazione mafiosa. Ci sono anche coinvolti, per corruzione, un tecnico comunale di Messina, l’ing. Raffaele Cucinotta, l’imprenditore Rosario Cappuccio, per estorsione.

Ha scelto l’abbreviato invece l’imprenditore Biagio Grasso, che negli ultimi mesi è diventato un collaboratore di giustizia ed ha riempito clamorosi verbali che coinvolgono molti “eccellenti” tra amministrazioni pubbliche, banche e politici. Verbali che per buone parte sono ancora “coperti”.

È questa l’indagine dei carabinieri del Ros, coordinata a suo tempo dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che aveva portato in carcere nell’agosto del 2017 trenta persone, svelando l’esistenza di una cellula di Cosa nostra etnea a Messina, sovraordinata ai gruppi mafiosi operanti nella provincia, che si avvaleva di professionisti, imprenditori e funzionari pubblici per gestire rilevanti attività economiche.

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