Domenica, 23 Settembre 2018
MESSINA

Incentivi al Cas, tutti a giudizio

di
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Cas sede Scoppo

La terza tranche dell’operazione Tekno della Dia sugli incentivi progettuali “gonfiati” al Cas tra il 2012 e il 2013, che nell’aprile scorso provocò un vero terremoto giudiziario al Consorzio con la sospensione dalle funzioni di sei dirigenti, compie un nuovo step processuale e adesso è chiusa davanti al gup Maria Militello con la celebrazione dell’udienza preliminare.

E il “verdetto”, dopo una vera e propria maratona giudiziaria a Palazzo di giustizia durata due giorni, mercoledì e giovedì, con 55 imputati e 43 avvocati coinvolti, è piuttosto complesso.

Gli imputati

Ecco i nomi dei 55 tra dirigenti apicali, funzionari e dipendenti del Cas che sono comparsi davanti al gup Militello. Si tratta di: Cigno Carmelo, Indaimo Carmelo, Frisone Letterio, Lanteri Antonio, Liddino Antonio, Magnisi Stefano, Magro Corrado, Puccia Angelo, Sceusa Gaspare, Schepisi Alfonso Edoardo, Sidoti Anna, Spitaleri Antonino Francesco, Arnao Giovanni, Arrigo Baldassare, Bernava Agostino, Bongiorno Francesca, Branca Amedeo, Campanino Orazia, Cannatella Antonino, Carbone Anna Maria, Cicero Lucia, Ciraolo Baldassarre, Crisafulli Costantino, Currò Paolo, D’Amico Santo, D’Arrigo Antonino, Finocchiaro Amedeo, Giaimo Giovanni, Giardina Francesco, Giordano Giacomo, Irrera Vincenzo, La Corte Antonino, Lania Giovanni Nicola, Lanzafame Giuseppe, Lo Nostro Maria, Lo Turco Mario, Maddocco Ernesto, Mamazza Antonino, Martorana Serafina, Mifa Clorinda, Offerente Alberto, Perone Domenico, Pintaudi Carmelo, Potenzone Giuseppe, Rotondo Giuseppe, Scorza Filadelfio, Sottile Angelo, Urso Pietro Antonino, Uscenti Giovanni, Vinci Barbara, Zampogna Walter, Zumbino Salvatore Paolo, Rinauro Paolo, Calderone Mariano Giuseppe, Gazzara Antonino.

Le decisioni del gup

A chiedere il rinvio a giudizio dei 55 imputati, quattro indagati in meno rispetto all’atto di chiusura delle indagini preliminari, era stato nella giornata di mercoledì il sostituto procuratore Stefania La Rosa, il magistrato che ha seguito l’inchiesta della Dia insieme all’ex procuratore aggiunto Sebastiano Ardita. Nella mattinata di mercoledì erano anche iniziate le arringhe difensive, che si sono concluse ieri. E mercoledì il gup Militello aveva rigettato la richiesta di costituzione di parte civile del Codacons, mentre aveva ammesso la costituzione di parte civile del Cas. Il giudice aveva poi rigettato anche le eccezioni di nullità presentate dai difensori relative alla richiesta di rinvio a giudizio.

Il responso che viene fuori dall’udienza preliminare è complesso. In sintesi. In 54 (tutti gli imputati ad “incastro”, escluso l’ex vice presidente Gazzara, la sua posizione la trattiamo nell’altro articolo) sono stati rinviati a giudizio per i capi “A” (erano coinvolti in 36) e “B” (erano coinvolti in 32 che rispondevano anche del capo “A” più altri 18), ovvero le ipotesi di peculato per il percepimento degli incentivi, sono stati rinviati a giudizio. Il processo inizierà davanti ai giudici della prima sezione penale del tribunale il prossimo 18 ottobre. Per il capo “C”, di cui rispondevano in 54 (escluso Gazzara), ovvero il falso commesso negli atti di liquidazione per percepire gli incentivi “gonfiati”, il gup ha fatto una differenziazione: ha rinviato a giudizio i dirigenti Cigno, Frisone, Sceusa, Magro e Schepisi, ed ha prosciolto tutti gli altri 49 dipendenti, che quindi incassano un proscioglimento parziale dall’accusa di falso ma sono a giudizio per i due casi di peculato.

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