Giovedì, 17 Ottobre 2019
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MESSINA

Il Messina tra i mugugni e un futuro da decifrare

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I mugugni per l’acqua calda che non c’è e uno scenario futuro non ancora disegnato. Il match con la Palmese si avvicina, ma la partita di domenica interessa poco o nulla. A catturare l’interesse, nell’ambiente giallorosso, sono argomenti che esulano dal calcio giocato. Anche ieri la squadra ha fatto la doccia con l’acqua fredda: non è una situazione normale e non è bastato lo “sciopero” di martedì per evitare che il disagio vivesse altre evitabili quanto umilianti puntate. Tre giorni senza gasolio al “Franco Scoglio” rappresentano un autogol per una società che, invece, respinge le accuse attraverso il suo presidente Pietro Sciotto: «La squadra doveva allenarsi al “Celeste”. Cosa ci fa nell’impianto di San Filippo?». Un “cortocircuito” interno a scatenare un rimpallo di responsabilità che rappresenta un pessimo modo per avviare una nuova programmazione ancora, invece, al punto di partenza. Si sogna il professionismo mentre manca l’essenziale nello spogliatoio. Si vuole correre mentre si fatica a camminare. Così Sciotto: «Chi ha detto che la squadra deve allenarsi al “Franco Scoglio”? Il campo d’allenamento resta il “Celeste”. Ho risolto il caso relativo all’elettricità nell’impianto di Gazzi sottoscrivendo un nuovo contratto, non vedo dove sta il problema...».

Il problema sta in un fondo che attualmente è in pessimo stato. A tal punto che è rischioso per la salute dei calciatori: «C’è solo stato un problema di irrigazione – aggiunge il patron giallorosso – ma ho parlato con il giardiniere e già oggi (ieri, ndr) il terreno era meno duro rispetto ai giorni scorsi. La squadra può allenarsi tranquillamente lì». Parole che non rasserenano per niente uno spogliatoio che da tre giorni sta convivendo con una situazione piuttosto imbarazzante. A confermarlo i volti dei protagonisti sfilati ieri dalla “hall” dello stadio prima della partitella in famiglia. L’idea di far la doccia fredda è dura da mandar giù, ma nessuno ha detto al tecnico di non voler lavorare, dimostrando professionalità e senso del dovere anche in assenza di condizioni minime per espletare i propri doveri.

Ma c’è un malessere generale interno ad addensare le nubi sul futuro giallorosso. Soprattutto sui rapporti tra la proprietà e l’area tecnica. Nonostante le rassicurazioni del presidente Sciotto («Il nostro tecnico è e sarà lui, non ho al momento alternative per la panchina») non è affatto scontato che il “matrimonio” con Giacomo Modica prosegua. Perché neanche ieri i protagonisti si sono ritrovati faccia a faccia e non è detto che succeda prima del match con la Palmese. Con il rischio, assai concreto, che un’altra settimana è passata senza sostanziali passi concreti sulla strada della nuova stagione. Un segnale tutt’altro che esaltante per un ambiente che aspetta e s’interroga su quel che sarà ma “figlio” di una situazione che va chiarita prima che sia troppo tardi. Il gasolio che non c’è rischia di trasformarsi nella classica goccia che fa traboccare un vaso già colmo di incomprensioni. Il tecnico aspetta la chiamata da parte del presidente e viceversa, sullo sfondo un rapporto sempre più glaciale tra lo stesso proprietario dell’Acr e il ds Francesco Lamazza il cui futuro è strettamente legato a quello di Modica. Ma oggi, su queste basi, immaginare un futuro ancora insieme appare utopistico.

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