Mercoledì, 26 Settembre 2018
MESSINA

Antoci contro il vice sindaco di Mistretta

antoci, Messina, Sicilia, Archivio
Antoci: Brutta esperienza ma vado avanti

"Rimango sorpreso ed indignato dall'atteggiamento di un amministratore pubblico, che da vice va a rappresentare il proprio sindaco, ponendo in maniera astiosa la tematica contro un processo di legalità che ha liberato e continua a liberare, in Sicilia e nel resto del Paese, gli agricoltori onesti dalle pressioni della criminalità". Lo dice il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci replicando al vicesindaco di Mistretta, Vincenzo Oieni, che durante un comizio lo ha accusato di danneggiare gli allevatori con il suo protocollo di legalità. "E' grave, inaudito ed inaccettabile - prosegue Antoci - che proprio un amministratore, il cui Comune ha sottoscritto il Protocollo di Legalità, possa considerare 'maledetto' lo stesso, come maledetta è stata la notte in cui, per gli effetti di tale Protocollo, sia io che gli uomini della Polizia di Stato, abbiamo subito un attentato mafioso, tra i più efferati della storia della Sicilia". "Di quanto accaduto e detto nell'aula del consiglio comunale di Nicosia, in queste ore - aggiunge Antoci - sono stati interessati gli organi competenti per le valutazioni e gli approfondimenti del caso. Appare chiaro che questa vicenda imbarazzante non ha fatto nient'altro se non turbare serenità e rapporti istituzionali. Sono certo che il sindaco di Mistretta saprà valutare e mettere in atto tutte le decisioni conseguenti, sgomberando il campo dall'imbarazzo istituzionale che investe sia lui che la sua comunità alla quale per vicinanza e radici sono molto legato.".

"In merito al mio intervento nella sala consiliare del Comune di Nicosia  - scrive in una nota il vicesindaco di Mistretta, Vincenzo Oieni  -  svoltosi il 29 gennaio u.s., sulle problematiche degli allevatori, mi preme precisare, preliminarmente, che la mia storia personale e familiare è stata sempre dalla parte della legalità e della lotta alla mafia e al malaffare.
Il senso voleva essere il seguente: molti allevatori lamentano notevoli ritardi nel percepimento dei contributi Agea, con rischio di fallimento per le loro Aziende.
Estrapolare una frase, possibilmente mal espressa, ed in maniera avulsa dal contesto in cui è stata espessa, ha fatto interpretare il mio intervento in maniera diametralmente opposta da quello che voleva essere.
La concitazione del momento e le lamentele che venivano dagli allevatori presenti, hanno fatto sì che l’esposizione, forse poco felice, non ha reso bene il senso del mio pensiero che era il seguente: a causa delle carenze del sistema amministrativo-burocratico, per cui, gli Enti preposti, non riescono ad acquisire in tempi brevi la certificazione antimafia necessaria per ottenere l’erogazione dei contributi pubblici e gli allevatori non possono sostituirsi agli Enti nell’acquisizione di detta certificazione, è stato svilito il significato e la funzione del “Protocollo Antoci”, che giustamente è assurto a Legge Nazionale ed è strumento essenziale nella lotta alla mafia.
Ciò non significa assolutamente disconoscere l’importanza e la funzione di tale protocollo, essenziale per la lotta alla mafia, tant’è vero che da Amministratore Pubblico ho accelerato la sottoscrizione dello stesso da parte del Comune di Mistretta.
Il mio intervento era sempre a tutela degli allevatori onesti. Ragion per cui, la presenza dello Stato nei territori, anche con l’impiego di reparti speciali delle forze dell’ordine, in particolar modo i Cacciatori di Sicilia dei Carabinieri, è motivo di sicurezza per chi vive nei nostri paesi e garanzia del rispetto della legalità.
Tale presenza, spesso, viene sminuita giornalisticamente, limitandola al ritrovamento di “qualche coltellino”, non evidenziando il ruolo di prevenzione del crimine assicurato dall’encomiabile attività svolta dalle forze dell’ordine.
Ben venga tale presenza per far emergere le sacche di illegalità che sono presenti, ma non intacchi chi giornalmente svolge il proprio lavoro in maniere onesta e rispettoso delle leggi. Anch’io ringrazio e faccio un encomio all’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato che assicurano con la loro presenza la tranquillità e la sicurezza di chi vive e lavora onestamente in questa parte marginale ed emarginata d’Italia.
Tale interpretazione è stata quella percepita dalla sala che ha condiviso il mio intervento con un fragoroso applauso.
Non sono a conoscenza, se all’interno dell’aula consiliare del Comune di Nicosia, fossero presenti anche persone indagate per l’attentato al Presidente Antoci. Non conosco tali soggetti e qualsiasi accostamento della mia persona a tali soggetti, alla mafia, alla criminalità, sarà oggetto di tutela nelle sedi giudiziarie preposte. So solo che erano presenti la maggior parte degli allevatori del territorio che l’aula consiliare non riusciva a contenere, ritengo onesti, che reclamavano i loro diritti e una folta schiera di rappresentanti istituzionali.
Ricordo a me stesso, di essere stato il primo Amministratore Pubblico a redigere e diffondere un documento di solidarietà e vicinanza al Presidente Antoci in occasione del vile attentato subito.
Ricordo altresì di essere stato, tra i pochi, insieme al Sen. Lumia e al Sindaco di Santo Stefano di Camastra a recarmi a Cesarò per manifestare solidarietà e vicinanza al Presidente Antoci il giorno stesso dell’attentato.
Concludo, alla luce di quanto sopra, nel ritenere arbitraria, pretestuosa e strumentale un’interpretazione del mio intervento diversa da quella sopra esposta.
Auspico che gli impegni presi in quella sede dall’Assessore Regionale all’Agricoltura, On. Edy Bandiera, siano mantenuti, avendo come unico obiettivo, personale ed istituzionale, anche nella qualità di assessore all’agricoltura del mio Comune, quello di tutelare la categoria degli allevatori onesti, che sono l’asse portante dell’economia del territorio".

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